La rivoluzione della drammaturgia, all’inizio degli anni cinquanta, fu opera di tre autori: IONESCO, BECKETT, ADAMOV che diedero vita a quello che fu definito “il teatro dell’assurdo”.
Le caratteristiche peculiari del teatro dell’assurdo sono il deliberato abbandono di un costrutto drammaturgico razionale e il rifiuto del linguaggio logico-consequenziale. La struttura tradizionale (trama di eventi, concatenazione, scioglimento) viene rigettata e sostituita da una successione di eventi privi di logica, legati fra loro da una labile ed effimera traccia (uno stato d’animo o un’emozione), apparentemente senza alcun significato. Il teatro dell’assurdo si caratterizza per dialoghi senza senso, ripetitivi e serrati, capaci di suscitare il sorriso ma il tema che sviluppa è quello della incomunicabilità e dell’isolamento dell’individuo; dell’alienazione angosciosa e inibitoria, che fa dell’esistenza umana un desolato e buffonesco viaggio dal nulla al nulla. Il critico francese A. BOUSQUET in «Le Theàtre d’Eugène lonesco, ou les 36 recentes du comique», ha isolato addirittura 36 “ricette comiche” inventate da lonesco fra le quali: la negazione dell’azione (cioè scene in cui non accade nulla); la perdita d’identità dei personaggi; il titolo ingannatore; la ripetizione; la perdita di memoria; la coesistenza di spiegazioni opposte per la medesima cosa; le discontinuità nel dialogo; l’uso di meccanismi puramente stilistici come i clichès, i luoghi comuni, le parole omatopeiche, i proverbi surrealisti; l’uso di lingue straniere senza alcun significato; la perdita completa del senso comune. Malgrado un così vasto armamentario comico, il mondo di Ionesco, di Beckett è un mondo in preda ad una profonda crisi di valori e ad uno smarrimento senza precedenti. Tale crisi è fotografata da Ionesco soprattutto nel linguaggio. Usando le parole dello stesso autore:
“gli Smith e Martin – (La Cantatrice Calva) – non sanno più parlare perché non sanno più pensare; non sanno più pensare perché non sanno più commuoversi, non hanno più passioni, non sanno più esistere; possono “divenire” chiunque, qualunque cosa, giacché non esistendo, sono gli altri il mondo dell’impersonale … e sono intercambiabili”.
Sessanta anni dopo, sul palcoscenico europeo, è in corso di rappresentazione forse la miglior opera del teatro dell’ assurdo di sempre. Cerchiamo di capire la trama attraverso la successione degli eventi vista con gli occhi degli attori protagonisti :
Ansa 3 maggio 2010: la Bce ha deciso di sospendere la soglia minima di rating per i titoli del debito greco garantiti o emessi dal governo di Atene. “Il consiglio direttivo della Bce” si legge in una nota “ha deciso di sospendere la soglia minima di rating quale requisito di idoneità per il collaterale nelle operazioni di credito nell’Eurosistema nel caso di strumenti emessi o garantiti dal Governo greco”
Ansa 7 giugno 2011: “decidendo di accettare i titoli portoghesi come collaterale a prescindere dal loro rating, la Banca centrale europea ha dato una “risposta immediata” alla bocciatura di Lisbona da parte di Moody’s”. Lo ha detto il presidente della Bce Trichet, criticando di fatto la decisione di Moody’s di peggiorare il rating sovrano a livello di “junk”, ovvero spazzatura, cioè altamente speculativo.
Ansa 3 maggio 2011 – Berlino – La Grecia non avrà bisogno di altri aiuti oltre ai 110 miliardi di euro previsti dal piano triennale approvato ieri a Bruxelles. Lo ha previsto il ministro delle finanze tedesco Schaeuble nel corso di un’intervista al tabloid Bild pubblicata oggi.
Ansa 21 giugno 2011 – Berlino – la Grecia dovrebbe approfittare della propria posizione geografica, che la espone a molte più ore di sole rispetto alla Germania: per questo il paese potrebbe vendere alla Germania energia solare. Lo ha detto il ministro delle finanze tedesco Schaeuble durante un’intervista al settimanale Die Zeit.
6 luglio 2011 Il ministro delle finanze tedesco Schaeuble non giustifica il downgrade di Moody’s sul Portogallo e dice che bisogna rompere l’oligopolio delle agenzie di rating e porre un limite alla loro influenza.
Ansa 15 giugno 2010 – Bruxelles – (notate l’anno…) l’abbassamento del rating della Grecia deciso dall’agenzia Moody’s “è irrazionale”: è il commento del premier del Lussemburgo Junker, che è anche presidente dell’Eurogruppo.
Ansa 6 luglio 2011 – Strasburgo – “con tutto il rispetto delle agenzie di rating, noi siamo “più rigorosi nelle valutazioni”: lo ha detto il presidente della Commissione europea Barroso in una conferenza stampa a Strasburgo.
7 luglio 2011 Junker: Moody’s downgrade of Portugal irresponsible
In sintesi, la trama che gli attori del teatro dell’assurdo stanno portando avanti da un anno a questa parte e può essere così riassunta :
“ Il vento forte della grande speculazione finanziaria di oltreoceano, alla ricerca di forti rendimenti dopo le crisi da “cartolarizzazione di massa” dei mutui subprime riprova uno schema che sembra funzionare per le deboli economie europee… Prima si muovono le Agenzie di Rating, che mettono sotto osservazione “all’improvviso” la situazione dei conti di un paese sovrano, poi si mette sotto osservazione il rating delle imprese quotate per il relativo “downgrade”, e così le Borse iniziano il “rally” inverso, con ribassi continui e consistenti. Il tutto naturalmente, a vantaggio dei fondi hedge e dei cosiddetti “shortisti”, quelli che speculano in borsa verso i ribassi forti e pronti poi al riacquisto a livelli minimi delle quotazioni dei titoli.”
Come avete visto, tutti i temi peculiari di questo genere sono stati toccati :
la perdita di memoria,
la perdita completa del senso comune,
la ripetizione,
i clichès,
i luoghi comuni,
frasi senza costrutto ed incapacità cronica di percepire la realtà, di confrontarsi con la realtà.
Ma diamo un’occhiata a quale è il mondo reale, quello da cui gli attori risultano scollegati.
E’ un mondo dove, fatta base 100 a inizio maggio 2010, il credit default swap dei PIIGS è aumentato da 2 a cinque volte, malgrado il varo del “Fondo salva stati”. Invece di pensare ad un complotto di Fed – Agenzie di rating – Speculatori, non sarebbe più facile prendere atto che quella non era la soluzione al problema? E’ un mondo dove, in attesa di vedere affluire copiosi i ricavi derivanti dalla vendita di energia solare alla Germania (sic…), i depositanti greci corrono a togliere i depositi dalle loro banche: 40 miliardi (pari al 17% del PIL) di euro da gennaio 2010, 14 miliardi (6% del PIL) da gennaio 2011. Un mondo dove non sono certamente le Agenzie di rating ad alimentare i disavanzi commerciali dei PIIGS. Questi disavanzi, valgono complessivamente su base annua quasi 140 mld annui: 140 miliardi di capitali esteri che ogni anno i PIIGS devono ricevere per il pareggio della bilancia dei pagamenti. Un mondo dove in un decennio incredibile, le banche, ad esempio in Spagna, hanno erogato prestiti per un ammontare pari a 2 volte il PIL. In attesa di avere i commenti (e ….. vedrete che non tarderanno) di tutti gli attori del teatro dell’assurdo riguardo una delle ultime prese di posizione di Moody’s,:
8 giugno 2011
Rating Italia sotto lente Moodys, possibile taglio Pesano rischi su crescita e debito
ROMA – Dopo l’outlook negativo assegnato al rating italiano da Standard & Poor’s, il merito
creditizio del nostro Paese finisce sotto la lente di Moody’s, in vista di una possibile revisione al
ribasso. Con un comunicato diramato in tarda serata, la principale agenzia di rating del mondo ha
confermato l’attuale valutazione ad Aa2, ma ha avvisato di un possibile taglio in futuro nel caso in
cui l’Italia non riesca a far fronte ai principali profili di rischio citati dagli analisti di Moody’s: in
particolare le sfide sul fronte della crescita, dovute a debolezze strutturali ed una probabile crescita
dei tassi di interesse nel prossimo futuro; i rischi collegati all’attuazione dei piani di consolidamento
dei conti pubblici che sono richiesti per ridurre l’indebitamento e mantenerlo a livelli sostenibili; e
quelli collegati al cambiamento delle condizioni di finanziamento per i Paesi europei con alti livelli
di debito.
Noi rimproveriamo a Moody’s di dire solo oggi quello che noi paventavamo già un anno fa (Soprarno – punto sui mercati di gennaio 2010) ossia “il problema della sostenibilità del debito pubblico italiano”. Se calcoliamo l’andamento delle determinanti del debito pubblico italiano dal 1990 ad oggi si evince che la situazione non è cambiata anzi si è aggravata: lo stock di debito e il disavanzo primario sono addirittura su livelli superiori ad un anno fa. Questo significa che allo stato attuale il nostro debito rimane su un sentiero di difficile sostenibilità. Dato l’attuale tasso di crescita del Pil e il livello attuale dei tassi di interesse pagati dallo Stato italiano, per stabilizzare il debito al 120% del PIL occorrerebbe avere un avanzo primario di oltre un 1,5% del PIL. Ricordo che, ad oggi presentiamo ancora un modesto disavanzo primario. Se i tassi salissero (ad oggi sono già saliti) di un 1%, a parità di crescita, l’avanzo primario dovrebbe salire al 2,7% che diventa un 3,9% se i tassi salissero di due punti percentuali. Il problema di conseguire avanzi primari, non è di poco conto in quanto, storicamente per il nostro paese, il conseguimento di avanzi primari è coinciso con un aumento del livello di tassazione generale (ossia è stato ottenuto aumentando la pressione fiscale).
Due le cattive notizie:
la prima è che solo prima dell’avvento dell’Euro, l’Italia è stata in grado di avere l’avanzo primario di cui necessiterebbe in caso di rialzo dei tassi,
la seconda è che oggi, dopo l’ avvento dell’Euro l’aumento della pressione fiscale genera meno avanzo primario che in precedenza. E oramai sappiamo perché da quando esiste l’Euro la pressione fiscale non serve a riequilibrare il bilancio pubblico.
La pressione fiscale può aumentare solo se la domanda netta estera sopperisce alla diminuzione della domanda domestica. Oramai lo hanno capito tutti, tranne i protagonisti del teatro dell’assurdo.
Andrea Zanella – Zanella & Partners – www.andreazanella.com - info@andreazanella.com
Tratto da “Il Punto di Soprarno Sgr sui mercati di Gianluca Gabrielli – Giugno 2011″
Abbiamo toccato il “Fondo”?
settembre 11, 2011 — Massimiliano SivieroA partire dalla cosiddetta crisi dei mutui sub-prime, siamo giunti, quando si pensava di aver superato anche la successiva crisi impattata sull’economia reale, alla inattesa (?) crisi dei debiti sovrani, alla quale si deve aggiungere un rallentamento della crescita con timori di stagflazione.
Come si evince dal grafico giornaliero qui sotto riportato, a partire dal minimo toccato il 9 marzo 2009 dal nostro indice di borsa principale (che approssimativamente rappresenta la media dell’andamento delle borse internazionali) c’è stato un primo momento di euforia in un lasso di tempo molto breve (dettato probabilmente dalla cosiddetta “paura di perdere il treno” da parte degli investitori) a fronte di notizie macro sempre migliori (per lo meno rispetto alle attese) e prezzi e multipli di mercato divenuti molto interessanti. Dopo una prima correzione importante è partita la seconda ondata di acquisti che ha portato l’indice FTSE MIB a superare i 24000 punti. Da questo livello i massimi sono stati sempre descrescenti, c’è stata una pausa di lateralità del mercato, durata circa 9 mesi a partire da metà maggio 2010, poi un nuovo picco (inferiore al massimo relativo precedente), quindi, la discesa a cui stiamo assistendo a partire circa da marzo 2011.
Molte soluzioni sono state tentate da più parti a livello internazionale per stimolare e aumentare la crescita, per migliorare le finanze pubbliche e ridurre i deficit statali, addirittura per “salvare la moneta unica”, ma a quanto pare il valore attuale del FTSE MIB è lì a dirci che evidentemente queste non sono sufficienti. C’è da aggiungere che anche molti “cigni neri” si sono susseguiti.
Ora, che fare? Le notizie presenti attualmente sul mercato non sono molto confortanti e se un investitore ritiene di non poter accettare perdite è meglio che stia lontano dai mercati azionari (ma occorre fare anche molta attenzione a quelli obbligazionari). Il mercato azionario in questo momento presenta certamente delle opportunità: i prezzi sono molto bassi e così anche i cosiddetti multipli di mercato, pur essendosi ridotti gli utili stimati per le aziende.
Attendiamo che si tocchi nuovamente il minimo del 9/3/2009? Dal punto di vista squisitamente tecnico, questo determinerebbe la formazione di un importante “pattern grafico” e se si dovesse procedere all’acquisto esiste una elevata probabilità di ottenere successo. Ovviamente, se i dati macro e le eventuali soluzioni da parte dei fondamentali organi internazionali non riuscissero a supportare tale formazione, è molto probabile che si determinerebbe sì un rimbalzo anche piuttosto sostenuto dei corsi azionari, ma ciò non durerebbe a lungo e non si avrebbe alcuna inversione di tendenza (quella che tutti noi ci aspettiamo da tempo, tranne gli eventuali “shortisti”, evidentemente).
Ma quali titoli scegliere? Ciclici o non ciclici? Di paesi sviluppati o emergenti? Italiani, Europei, Americani o Cinesi?
Fare dello “stock picking” può essere certamente un “esercizio” interessante e può portare a risultati strabilianti. Questo può andare bene per patrimoni da investire sui mercati finanziari di una importante entità. Ma per quelli che hanno delle somme più modeste, quale può rappresentare la soluzione migliore?
In un ottica di pianificazione finanziaria, quindi, brevemente, di “asset allocation strategica e tattica” e non di “speculazione/trading”, ritengo che la soluzione migliore sia sempre la diversificazione, sia per i piccoli che per i grandi investitori.
Per realizzare tale diversificazione è possibile scegliere tra gli ETF quotati e armonizzati sul mercato e i Fondi Comuni di Investimento nonché le Sicav. Sappiamo bene che i primi sono tipicamente a gestione passiva mentre i secondi dichiarano di essere a gestione attiva.
In realtà, è piuttosto diffusa la convinzione sul mercato (ma ciò si evince anche dai risultati pubblicati dall’ufficio studi di Mediobanca negli ultimi anni in particolare sui fondi comuni italiani) che “tanto attivi” spesso tali strumenti non lo siano.
Sul mercato dei Fondi Comuni Italiani ed Esteri (ma armonizzati) è possibile trovare strumenti realmente a gestione attiva ed efficienti per gli investitori. Cosa si intende per efficienti: che rendono il rapporto rischio/rendimento tenuto conto anche dei costi sostenuti dall’investitore favorevoli a quest’ultimo.
Quindi, qual è la capacità che occorre avere?
Si passa dallo “stock picking” al “fund picking”: occorre avere la capacità nel tempo di riconoscere i prodotti finanziari migliori, più “performanti” ed efficienti su cui investire. Occorre, però, un monitoraggio continuo: un Fondo o una Sicav oggi valutata come efficiente non è detto che lo sarà domani. Bisogna avere il coraggio di cambiare gli strumenti detenuti in portafoglio qualora le caratteristiche mutino (così come occorrerebbe avere il coraggio di cambiare il proprio intermediario di tanto in tanto a fronte di una verifica delle condizioni presenti sul mercato presso i concorrenti). Il modificarsi delle caratteristiche di uno strumento detenuto non significa che debba necessariamente presentare una perdita nel nostro portafoglio, non è questa che ci fornisce il segnale! Attenzione! La perdita di efficienza o il passaggio ad una gestione passiva di un Fondo o una Sicav è rilevabile solo attraverso un confronto con il benchmark di riferimento e/o con gli altri prodotti facenti parte della medesima categoria, ovvero quelli che investono o dichiarano di investire sul medesimo mercato.
PIC o PAC (su strumenti efficienti)?
Un buon mix tra i due è cosa “buona e giusta”. Il PAC permette di allocare parte delle risorse risparmiate mensilmente e può aiutare a costruire un patrimonio futuro anche di una certa entità, “smussando i cosiddetti top e i bottom degli strumenti su cui viene realizzato”.
Oltre al risparmio mensile, quando un investitore ha disponibile una somma di denaro (i cosiddetti risparmi di una vita o, se più fortunato, derivante da una eredità) la costruzione della cosiddetta “asset allocation strategica e tattica” tenuto conto dei propri e personalissimi obiettivi di vita, dell’orizzonte temporale di riferimento e del profilo di rischio è la base di partenza per, innanzitutto, la salvaguardia del proprio patrimonio nel tempo e per garantirsi la migliore possibilità di vederlo in crescita durante il corso della vita.
Se un risparmiatore investe tenuto conto di quanto sopra (obiettivi di vita, orizzonte temporale di riferimento, profilo di rischio, asset allocation, mix PIC e PAC, diversificazione, scelta strumenti efficienti, monitoraggio continuo degli strumenti scelti), anche a fronte di situazioni di mercato come quella in essere può dormire sonni tranquilli! E buona notte!
Massimiliano Siviero – sivierom@gmail.com - Torino