
Il 16 novembre scorso Banca d’Italia ha pubblicato il consueto studio annuale sulla ricchezza delle famiglie. Esso ci fornisce i dati definitivi del 2008 e, sebbene non sia tempestivo, la quantità, qualità e la profondità cronologica dei dati, che risalgono fino al 1995, ne fanno un appuntamento interessante. Ne possiamo estrarre rapidamente alcune informazioni fondamentali per comprendere le scelte d’investimento delle famiglie italiane e per verificarne l’efficienza.
La ricchezza netta delle famiglie italiane è la somma delle attività reali (immobili, ecc.) e delle attività finanziarie (depositi, titoli, fondi, polizze finanziarie, ecc.) al netto delle passività (mutui, prestiti personali, ecc.). Al termine del 2008 essa ammontava a 8′248 miliardi di Euro, in media 348 mila per famiglia.Qualche dato sul grado di concentrazione: il 50% più povero delle famiglie detiene il 10% della ricchezza totale, pari a circa 70 mila Euro per famiglia. Il 10% più ricco delle famiglie detiene il 44% della ricchezza totale, pari a circa 1′531′000 Euro a famiglia.
Esaminiamone ora invece la composizione. Le attività reali hanno costituito sempre, nel periodo considerato, più della metà della ricchezza totale. Tra esse spicca la componente delle abitazioni, confermando la preferenza degli italiani per la proprietà della propria dimora e degli immobili residenziali in genere. Questa preferenza è confermata anche dalla maggiore concentrazione delle attività finanziarie in capo alle famiglie più ricche, segno che le prime disponibilità sono tendenzialmente dedicate alla casa. Le passività finanziarie, sebbene si siano fortemente incrementate, sono ancora inferiori al dieci per cento delle attività. La scarsa propensione delle famiglie italiane all’indebitamento risulta anche da un confronto internazionale sul rapporto tra passività finanziarie e reddito disponibile lordo, che è esposto sinteticamente qui sotto:
Italia 74%
Germania 100%
Francia 100%
Stati Uniti 130%
Canada 140%
Regno Unito 180%
A fine 2008 la quota di attività reali in abitazioni risulta pari allo 82%, dato sostanzialmente costante negli ultimi anni. Il valore complessivo delle abitazioni è pari a 4′700 miliardi di Euro, corrispondenti ad una media di 196′000 Euro a famiglia e ad un prezzo medio al metro quadrato di circa 1′800 Euro. Il rapporto è maggiormente dettagliato riguardo alla composizione delle attività finanziarie. A fine 2008 l’ammontare delle attività finanziarie risulta di 3′374 miliardi di Euro, pari ad una media di circa 142′000 Euro a famiglia. Nel computo di questo complesso rientrano il denaro contante; i depositi bancari; il risparmio postale; i titoli obbligazionari; i prestiti alle cooperative; i titoli azionari e le partecipazioni in società di capitali, in società di persone e in imprese individuali con un minimo di sei addetti; i fondi comuni di investimento; le riserve tecniche di assicurazione; i crediti commerciali.
Ma vediamo qualche dettaglio.
I depositi bancari ammontano al 19% del totale, buona parte in conti correnti.
Il risparmio postale amminta a quasi il 9%.
I titoli obbligazionari incidono per il 23% circa e la metà è costituita da obbligazioni bancarie.
La partecipazione al capitale di società vede un netto prevalere di attività non quotate – si tratta in sostanza dell’azienda di famiglia – pari al 10%. Scarso invece il possesso di azioni quotate, pari al 4%.
Le partecipazioni ad imprese non societarie – micro imprese – raggiunge il 7% del totale della ricchezza.
I fondi comuni di investimento arrivano appena al 5%.
Gli investimenti assicurativi, nel complesso, sono il 17% del totale: Solo un terzo però è investito in fondi pensione, il resto va al ramo vita.
Da questo dati si possono ricavare alcune considerazioni. Una elevata quota di ricchezza rimane parcheggiata nei depositi bancari. Nel complesso il sistema bancario ha un forte ruolo come controparte diretta degli investimenti. Si può poi osservare che, tra depositi bancari e obbligazioni emesse da banche si raggiunge il 31% della ricchezza finanziaria totale. Il risparmio postale, nelle analisi spesso collegato ad un genere di risparmiatore non particolarmente ricco né evoluto, ha un peso non rsideuale ed è in crescita. La partecipazione diretta al capitale del sistema produttivo assomma a poco più del 21%. La quota di investimenti in azioni è cresciuta tra il 1995 ed il 2000 dal quindici al venticinque per cento, per poi scendere al venti per cento nel 2003. Il calo delle quotazioni del periodo 2000 – 2003 si presenta nello stesso tempo come causa e come effetto del diminuire della quota di capitale di rischio sul totale della ricchezza. Anche integrando questa quota con la componente azionaria dei fondi comuni e delle riserve tecniche di assicurazione essa rimane contenuta rispetto ad altri sistemi paese.
L’utilizzo di organismi di investimento collettivo, ossia di fondi comuni, appare ancora molto scarso nonostante questi prodotti siano sul mercato italiano da più di vent’anni. Considerando la forte incidenza degli investimenti nell’azienda di famiglia ed il forte peso nei portafogli delle obbligazioni emesse dalla propria banca, anche questo rapporto di Banca d’Italia fa intuire che gli italiani praticano assai poco la diversificazione. La quota di ricchezza costituita da riserve tecniche di assicurazione è in crescita costante dal 1995, con l’eccezione degli ultimi due anni. All’interno di essa, in quest’arco temporale, la componente di ramo vita ha acquisito un peso sempre maggiore di quella relativa ai fondi pensione, un peso divenuto maggioritario a partire dal 2001 ed oggi quasi doppio. Ciò appare in contraddizione con l’emergere delle problematiche di copertura, da parte della previdenza pubblica, dei fabbisogni di reddito in pensione. Molti prodotti del ramo vita sono presentati con un marketing che fa riferimento a tematiche previdenziali ma non sono adatti a risolvere il problema né, spesso, sono finanziariamente efficienti in assoluto. Anche da questi dati emerge dunque il ritardo del nostro paese nei confronti della previdenza integrativa.
La dinamica quantitativa del complesso della ricchezza delle famiglie ci fornisce dei dati sulla capacità delle famiglie stesse di difendere ed accrescere il proprio patrimonio. Nell’ambito della componente finanziaria della ricchezza, ci fornisce dei dati sulla capacità delle famiglie di investire in modo appropriato ed efficiente in strumenti e prodotti finanziari. In termini nominali, l’ammontare complessivo delle attività finanziarie al termine del 2008 risultava inferiore rispetto ad un anno prima di circa l’otto per cento. In termini reali il calo è del 11,1%. Si tratta di un dato drammatico, specie se si considera che la crisi dei mutui subprime era annunciata fin dalla metà del 2007. Mostra come gli investitori privati, nonostante un’allocazione delle risorse complessivamente prudente, siano rimasti sostanzialmente indifesi di fronte al crollo dei mercati.
Prendendo poi in esame tutto il periodo dalla fine del 1995 alla fine del 2008, la performance nominale della ricchezza finanziaria – assumendo pure un contributo del risparmio pari a zero, è stata del 92% circa. L’investimento in un paniere medio di titoli di stato italiani avrebbe dato un risultato del 78% circa. Assumendo invece che gli italiani abbiano accantonato risparmi finanziari tutti gli anni – così come hanno fatto per il complesso della ricchezza – il contributo della performance ovviamente si riduce, precisamente al 51%. Nello stesso arco di tempo vi sono stati due fasi positive dei mercati azionari – prolungate e con performances anche ben superiori al 100% – e due fasi negative. Appare evidente che, mediamente, i tempi di ingresso e di uscita dai mercati azionari non hanno generato un contributo positivo. Manca alla maggior parte degli investitori una competenza – o una consulenza – capace di governare con successo l’allocazione degli investimenti finanziari. Il dato è tanto più sorprendente se si riflette sul fatto, sopra descritto, che la ricchezza è concentrata per circa la metà in mano al dieci per cento più ricco – e perciò presumibilmente più colto o meglio assistito – delle famiglie. E che la ricchezza finanziaria in particolare è ancora più concentrata. Dunque anche il censo più elevato non ha ricevuto, nella media, una valida consulenza. Il timing errato rispetto all’andamento dei mercati non è tuttavia l’unico fattore a frenare le performances. Stimando prudentemente l’impatto delle inefficenze relative, risulta sottratto al complesso della ricchezza finanziaria quasi un punto percentuale di rendimenti ogni anno, con tutto il beneficio che produrrebbe nel lungo termine per effetto della capitalizzazione composta. Considerando che una parte della ricchezza finanziaria (depositi bancari, azioni e partecipazioni in società di famiglia o nelle microimprese, fondi pensione ed crediti commercali) non è investimento finanziario in senso stretto, l’incidenza della “parcella occulta” della distribuzione finanziaria sale a quasi un punto e mezzo percentuale.
Una conferma della serietà della questione ci giunge dalle posizioni dell’attuale governatore della Banca d’Italia, che fin dal suo esordio ha posto in rilievo il peso prodotto da un’intermediazione viziata da un eccesso di conflitti di interesse. Valga per tutte la citazione del suo intervento del Marzo 2006 al convegno Forex di Cagliari (paragrafo 4 a pag 11).
http://www.bancaditalia.it/interventi/integov/2006/04032006/draghi_04_03_06.pdf).
Paolo Tirabassi – Studio Tirabassi – www.studiotirabassi.it – Reggio Emilia
Mercati azionari, dollaro e obbligazioni governative
febbraio 9, 2010 — Gianni LupottoAbbiamo pensato di mettere a disposizione dei lettori del blog un numero di questa newsletter, in cui si trattano tre temi che ritengo siano di pressante attualità:
- la situazione dei mercati azionari dopo lo storno delle ultime settimane
- la situazione del cambio Euro/Dollaro
- la situazione delle obbligazioni governative europee
La newsletter è liberamente scaricabile al link seguente:
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Si tratta naturalmente di opinioni personali liberamente espresse che non vanno intese come raccomandazioni di investimento ma come temi di discussione da commentare su queste pagine.
Gianni Lupotto – Lupotto & Partners – www.lupotto.it - Torino