Economia e mercati nel secondo trimestre

Il secondo trimestre dell’anno è stato complessivamente positivo per le quotazioni azionarie e per i prezzi delle commodities.

I massicci interventi governativi, che agli inizi di Marzo avevano ottenuto un rimbalzo dei mercati, hanno continuato a dispiegare i propri effetti. Probabilmente gli operatori sono stati spinti agli acquisti dalla constatazione che il tracollo generale dell’economia è stato evitato e dai prezzi ormai molto bassi, dopo essere stati provvisti di munizioni a buon mercato dalle banche centrali.
Occorre però dire che l’effetto dei salvataggi delle banche, dei tassi ufficiali eccezionalmente bassi e delle massicce iniezioni di liquidità è stato un effetto prevalentemente finanziario.

Si tratta di un effetto importante, che – stabilizzando le quotazioni ed il credito – consente ad una parte consistente dell’economia reale di continuare a funzionare. Tuttavia una quota molto ampia dei consumi e della produzione, in tutto il mondo, appare assai difficile da recuperare nel breve. In tutto il trimestre sono infatti continuati i segnali economici negativi ed i timidi dati in controtendenza riguardano, per ora, soprattutto alcune economie emergenti.

I dati sul prodotto interno lordo, attuali e prospettici, sono decisamente negativi in tutto il mondo sviluppato. I tassi di disoccupazione hanno superato il 9 per cento sia negli USA che nella UE e rendono difficile un recupero della domanda.
Le quotazioni dei titoli azionari hanno proseguito fino alla prima decina di Giugno il trend molto positivo iniziato a Marzo. E’ seguita una pausa ma il dato consuntivo rimane consistente: l’indice MSCI AC World ha registrato, in euro, un progresso complessivo del 16 per cento. Analizzando l’andamento delle Borse per aree, i Mercati Emergenti registrano un progresso di oltre il 27 per cento.

I titolo governativi, di converso, sono stati deboli per quasi tutto il trimestre, con uno spunto positivo nel finale.
La BCE, con i tassi USA e GB ormai assai bassi, è stata l’unica ad intervenire nuovamente: il 3 Aprile ha ridotto i tassi dal 1,50% al 1,25%. Ha poi raggiunto lo 1,00% il 7 Maggio, annunciando anche un consistente piano di acquisto di bond societari.
La politica di “quantitative easing” ha visto la stessa BCE ancora molto attiva. Un poco più prudente è apparsa invece la Fed, dopo il maxipiano annunciato ed iniziato in precedenza.

Le obbligazioni corporate nell’area euro hanno avuto invece un rendimento eccellente, con un saldo di oltre il 7 per cento grazie all’allontanarsi di prospettive di immediati defaults. Occorre segnalare però che Standard & Poors valuta nel 30 per cento le possibilità di default per gli emittenti al di sotto dell’investment grade nei prossimi due anni.

Nel complesso il settore delle materie prime ha ripreso tono, chiudendo però debole il trimestre.

Il Dollaro USA è stato tonico in apertura di trimestre, passando da 1,32 contro un Euro a 1.30, per divenire poi via via sempre più debole. Chiude il periodo attorno a 1,41 manifestando una correlazione inversa con i mercati azionari e le commodities.

Paolo Tirabassi
www.studiotirabassi.it

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