Siamo giunti ormai quasi ad un anno dall’inizio della crisi e per le Banche è ora di fare il punto della situazione.
Oggi, rispetto allo scorso anno, le Banche hanno chiuso i rubinetti del credito, facendo rientrare al più presto i clienti esposti con fidi e scoperti ma la cosa parodossale è che è sempre più difficile trovare qualche azienda che sia disposta a chiedere il credito.
Il credit crunch ha investito il modello di business delle Banche. Basilea 2 ha fatto il resto.
Le Banche più grandi applicano alla lettera Basilea 2 e sono proprio quelle che più si trovano in difficoltà con la clientela. Istituti come MPS, UNICREDIT, B.POP NOVARA, CREDEM ormai non erogano più se non con spread che superano i tre basis point. Le piccole realtà locali incrementano invece la massa prendendo clienti alle Banche più grandi.
Qualcosa è cambiato?
Lo scorso anno a tassi più alti corrispondeva uno spread applicato più basso (sui mutui eravamo anche a spread di 0,60); oggi a tassi decisamente più bassi (sull’EURIBOR la situazione più evidente e clamorosa) le Banche applicano spread dai due punti a salire (sempre che siano disposti a concedere).
Inoltre con tassi alti la politica era quella di consigliare tasso fisso alla clientela (quando lo sapevano tutti che i tassi sarebbero scesi) magari ristrutturando debito e rinegoziando tasso variabile; ed oggi i consigli vanno ancora sul tasso variabile quando è palese che ormai siamo ai minimi storici.
ESATTAMENTE IL CONTRARIO DI QUELLO CHE ANDREBBE FATTO.
Certo il Sistema italiano ha retto meglio di altri alla crisi; ma sarà difficile che tale exploit possa durare all’infinito, se continua la moria dei clienti e il boom di incagli e sofferenze.
E’ necessario recuperare il rapporto di fiducia con la clientela.
Non pensiamo che ciò possa essere recuperato con continui aumenti di capitale ed emissioni di obbligazioni. Ci sembra che si sia sfruttata troppo l’onda emotiva del rimbalzo delle borse per poter racimolare altri soldi dai risparmiatori.
E non pensiamo possa bastare la nuova politica delle Banche che si apprestano a smantellare e vendere le loro Sgr (società di gestione del risparmio) non consigliando più l’acquisto di Fondi e Gestioni Patrimoniali a favore di Obbligazioni per lo più non quotate ed illiquide.
E non si è ancora del tutto fatto chiarezza sulle Index e sulle Unit che le Banche volutamente hanno “parcheggiato” nel dimenticatoio.
Qualcosa è cambiato?
Raffaele Manna – Napoli





