Risparmio gestito e investimenti vari: un problema etico e culturale (1a parte)

fonte: blog.panorama.it

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Prima parte.

Dopo alcuni anni dalla pubblicazione dei dati in tema di risparmio gestito a cura dell’ufficio studi di Mediobanca, dopo diversi crack finanziari fra i quali quello dell’Argentina, della Cirio e della Parmalat, dopo gli sconvolgimenti dovuti ai mutui sub-prime (ancora in atto), dopo una abbuffata esagerata di utili ai danni dei piccoli risparmiatori da parte delle banche, si comincia a prendere atto del fatto che nel nostro paese c’è bisogno di: 1) più trasparenza nella definizione delle caratteristiche e nelle modalità di collocamento delle obbligazioni strutturate; 2) di uno sviluppo di una etica degli intermediari finanziari; 3) di una maggiore consapevolezza da parte degli investitori.

Le campane, per ora, cominciano a suonare tutte la stessa musica, mi riferisco alla Consob (Commissione Nazionale per le Società e la Borsa presieduta da Lamberto Cardìa), L’autorità garante per la Concorrenza ed il Mercato (Antitrust presieduta da Antonio Catricalà) e La Banca D’Italia presieduta dal Governatore Mario Draghi. Sarà che si tratta di una conseguenza necessaria dovuta al recepimento della Direttiva 2004/39/CE denominata MIFID (Market in Financial Instruments Directive) che introduce importanti novità nel settore, sarà perché si vuole dare una soluzione al problema dell’industria del risparmio gestito, fatto sta che oggi i nodi sembrano essere venuti al pettine; al limite staremo a vedere come saranno sciolti nel concreto.

Ma veniamo alla questione vera e cerchiamo di fare insieme alcune riflessioni.

Vi propongo qui di seguito una parte della Relazione annuale della Consob relativa all’anno 2006, pubblicata nel luglio 2007, che sintetizza molto bene i termini del problema, ma soprattutto ci offre lo spunto per le considerazioni che faremo successivamente. Scrive Cardia: “Il settore dei fondi comuni registra una prolungata fase di difficoltà mentre aumenta il peso nel portafoglio dei risparmiatori di altre forme di investimento quali le polizze assicurative a contenuto finanziario e le obbligazioni bancarie, spesso caratterizzate da strutture complesse e di più difficile valutazione.

Questa evoluzione riflette, in larga parte, gli obiettivi delle reti distributive, che negli ultimi anni hanno visto privilegiare la vendita dei prodotti finanziari a più elevati margini di rendimento per i distributori e funzionali alle strategie di finanziamento dei gruppi di appartenenza. Gli alti costi di distribuzione riducono non solo il rendimento finale per gli investitori, ma anche le risorse destinabili all’innalzamento della qualità del servizio di gestione. L’applicazione della MiFID rappresenta un’occasione per gli intermediari di riconoscere che il miglioramento della qualità dei servizi resi ai propri clienti rappresenta la principale opportunità per realizzare profitti, in un quadro di mercato aperto alla competizione con soggetti appartenenti a sistemi già orientati a questi principi. La MiFID rimette alla responsabilità degli intermediari le scelte organizzative pergarantire trasparenza e correttezza nella gestione dei conflitti di interessi. In tale ambito dovranno operare incentivi ai dipendenti e dovrà essere curata al meglio la loro preparazione professionale, affinché assumano comportamenti corretti e di elevata qualificazione; dovrà essere favorita la diffusione di una cultura aziendale orientata a uno sviluppo compatibile con la tutela degli interessi dei clienti. Le Autorità sono chiamate a vigilare sulle scelte compiute. Un’area prioritaria per la Consob è il miglioramento della trasparenza nella definizione delle caratteristiche e nelle modalità di collocamento delle obbligazioni strutturate. In ogni caso, la piena conoscenza, da parte dell’investitore, dei profili di rischio associati a tali strumenti è un’esigenza che deve essere assolta dall’intermediario. Allo sviluppo di un’etica degli intermediari devono corrispondere iniziative che, attraverso un’educazione al risparmio, aumentino la consapevolezza degli investitori e disincentivino comportamenti di “azzardo morale” (moral hazard). I risparmiatori italiani hanno infine bisogno di maggiori garanzie sull’efficacia delle sanzioni giuridiche e morali nei confronti di chi compie gravi violazioni. La continua e proficua collaborazione con l’Autorità giudiziaria, attraverso un’attività coordinata nell’assunzione e gestione delle informazioni, ha portato in evidenza comportamenti gravemente lesivi delle regole”.

Continua nelle prossime puntate…

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