Risparmio gestito e investimenti vari: un problema etico e culturale (ultima parte)

Ultima parte

La terza considerazione riguarda il moral Hazard (azzardo morale) anche questa documentata. Basta leggere la relazione dell’Ufficio studi di Mediobanca. Il moral hazard è una delle due distorsioni tipiche che si possono avere in una situazione di asimmetria informativa, l’altra è la selezione avversa (adverse selection).

In sostanza se io devo sottoscrivere un fondo comune di investimento e non ne so nulla, la controparte potrà indirizzarmi verso la sottoscrizione del prodotto che fa più comodo a lei, e le riuscirà tanto meglio quanto meno informazioni ho a riguardo (adverse selection). Questa forma di distorsione si realizza nella fase precedente alla sottoscrizione del contratto. Una volta sottoscritto il contratto, se io non sono in grado di controllare l’operato della società di gestione del fondo, nè direttamente nè indirettamente (attraverso dei professionisti esperti ed indipendenti o attraverso le autorità di vigilanza), non sarò mai in grado di capire se la SGR sta facendo il lavoro per cui le pago laute commissioni o se fa finta.

Questo tipo di distorsione si realizza in tutti i settori, tutte le volte che c’è una controparte che conosce molto bene ciò che sta vendendo e una che deve comprare e ne sa poco o nulla. Si può avere anche se è il compratore ad avere più informazioni, ad esempio se si acquista un oggetto di antiquariato da uno che non ne conosce il valore. Il problema è molto importante soprattutto quando si tratta di settori particolarmente delicati e sensibili quali appunto il risparmio, la salute e gli alimentari per citarne alcuni.

Ecco allora la logica conclusione a cui si arriva, in attesa di provvedimenti normativi che avviino un processo di rinnovamento del settore, secondo le linee sopra esposte, è necessario cominciare a studiare e a lavorare nel proprio piccolo per aumentare il proprio livello di conoscenza e di consapevolezza, sia che siamo risparmiatori che addetti ai lavori.

Ricordiamoci che le banche sono degli istituti privati che svolgono attività di impresa, e che la loro attività consiste nell’acquistare denaro da chi ce l’ha e nel venderlo a chi ne ha bisogno, il tutto distribuendo il rischio sul mercato. Infatti per secoli le banche hanno preso denaro sulla fiducia e prestato denaro a rischio, svolgendo un’importante funzione sociale. Il problema è nato quando esse hanno cominciato ad essere più avide perseguendo una politica di massimizzazione del profitto (pagando meno interessi possibile a chi gli portava i soldi) e facendosi pagare il più possibile da chi glieli chiedeva) scaricando il rischio sul mercato e polverizzandolo fra i piccoli risparmiatori ignari. Si veda in proposito La Paura e La Speranza di Giulio Tremonti (Mondadori editore).

Più noi ci rifiutiamo di capire e meno rendono, se siamo risparmiatori; viceversa più costano, se dobbiamo indebitarci.

Vi propongo di seguito alcuni dati per darvi un’idea dei numeri che riguardano l’industria del risparmio gestito e della enorme torta di cui stiamo parlando:

CHI FA PERDERE PIU’ SOLDI?

Crack obbligazionari

Danni provocati
Anno 2001 Argentina - 5,6 Miliardi di euro
Per mancata adesione - 1,6 Miliardi di euro
Anno 2002 Cirio - 0,7 Miliardi di euro
Anno 2003 Parmalat - 3,1 Miliardi di euro
Totale - 11 Miliardi di euro

Risparmio gestito

Danni provocati

Ogni anno

Fondi, gestioni, previdenza privata, obbligazioni strutturate ecc -20 Miliardi di euro
Ultimi anni, 2% di circa 1.000 miliardi gestiti.

Fonte: seminario su Risparmio tradito e previdenza traballante a cura del prof. Beppe Scienza

Roberto Cappiello – Brescia

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