Tutto al rovescio, nel dialetto delle mie parti. Ammetto che il titolo è un po’ sopra le righe ma esprime la reazione spontanea del consulente indipendente, una volta terminata l’analisi della situazione finanziaria di molti nuovi clienti. Sto cercando di dare qualche elemento concreto e d’esperienza per far comprendere la necessità di una pianificazione finanziaria globale. Questo per non lasciare il mio post precedente nel novero degli interventi teorici e, perciò, scarsamente comprensibili ai non addetti ai lavori.
Mi pare utile iniziare da uno degli elementi più importanti: il rapporto tra assicurazioni ed investimenti. E’ già stato osservato, da chi studia la materia, che gli italiani usano le assicurazioni per investire ed i risparmi per assicurarsi. Il risultato normalmente è pessimo. Infatti, solo un italiano su sette ha coperture assicurative adeguate, cioè corrette e sufficienti a coprire integralmente i rischi cui è esposto.
Avviene quasi sempre che i contratti assicurativi vengono sottoscritti a prescindere da una valutazione professionale dei rischi. Si riscontra molto di frequente la sottoscrizione di polizze cosiddette “miste”, che risultano inadeguate a fornire sufficiente copertura del reddito mancante in caso di sinistro. D’altra parte non mancano i casi di polizze di rischio puro – quelle, per intenderci, in cui il premio è perduto se il sinistro non si verifica – che coprono rischi poco rilevanti, quando non addirittura inesistenti. Questo avviene perché la vendita delle polizze assicurative è organizzata sulla base di criteri commerciali, spesso in una logica non assicurativa ma di investimento e con il supporto di motivazioni fiscali. Insomma l’italiano medio, di per sé, non si assicurerebbe. Lo fa spinto dal suggerimento di un agente assicurativo, che ovviamente viene orientato verso prodotti in grado di garantire all’assicurazione ed alla sua rete distributiva il miglior ritorno. Credo anche a prescindere dalla buona fede del singolo responsabile d’agenzia.
D’altra parte la maggioranza dei risparmiatori non ha la possibilità di accantonare risparmi in quantità sufficiente per garantirsi contro qualsiasi imprevisto futuro. Tuttavia, se interroghiamo il risparmiatore medio sul fine per cui risparmia, non di rado esprime una logica assicurativa: “E’ sempre meglio avere qualcosa da parte, non si sa mai cosa ti può capitare”. Ora, quel che ti può capitare – sotto il profilo economico, naturalmente – si può invece calcolare. E la maggior parte degli italiani ha la possibilità economica di coprire con adeguate assicurazioni i rischi cui è esposta. In caso di sinistro, un’adeguata copertura evita che il patrimonio famigliare venga completamente azzerato. E consente di destinare i risparmi a finalità non assicurative. Cioè, infine, di spenderli ad un determinato momento per acquisire determinati obiettivi materiali.
Invece nel concreto così non è. L’analisi dei portafogli d’investimento “reali” riscontra una presenza frequente e massiccia di polizze miste che non hanno solo il difetto di non assicurare a sufficienza, come detto, ma non sono nemmeno redditizie. Nel medio e lungo termine, spesso, restituiscono a mala pena il denaro investito. Questo nonostante il regime fiscale.
L’intervento di un vero consulente consentirebbe un adeguato calcolo dei rischi, l’utilizzo di strumenti appropriati per coprirli e, dall’altro lato, la gestione dei risparmi con veri strumenti di investimento. Con il che ho cercato di dare un primo esempio dell’utilità di una pianificazione globale, realizzata con il supporto di un professionista non coinvolto nella vendita di prodotti d’alcun genere.
Paolo Tirabassi – Studio Tirabassi – Reggio Emilia





