Il CESR e la definizione di consulenza


Lente_2La Committe of European Securities Regulators (CESR) ha pubblicato un documento di consultazione “che cerca di chiarire ed illustrare le situazioni in cui le imprese saranno o meno considerate fornitrici di consulenza in materia di investimenti.”

La consulenza in materia di investimenti è stata infatti sottoposta dalla legislazione europea (sistema MiFID) ad una specifica ed importante disciplina.

Questa disciplina si fonda sulla percezione di un fondamentale problema: i consigli di investimento forniti dalle banche, dalle SIM, dagli emittenti e dagli intermediari finanziari in genere, possono essere viziati da conflitti di interesse e pertanto possono non corrispondere alle esigenze dei destinatari.

E’ interessante leggersi i “considerando”, ossia le motivazioni, che aprono le direttive 2004 39 CE e 2006 73 CE: essi mostrano molto chiaramente che i legislatori europei si rendono ben conto del problema, lo descrivono con precisione e ritengono necessario porre rimedi.

Tuttavia la soluzione dettata è un compromesso: le imprese che esercitano l’attività di collocamento e di intermediazione potranno continuare ad affiancare a queste attività la consulenza agli investitori. E’ stabilito però un principio di tutela di questi ultimi, il principio di adegutezza. Per esso, ogni consulenza deve essere adeguata alle esigenze dell’investitore. Queste esigenze devono essere rilevate assumendo informazioni sul cliente e definendo, sulla base di queste, i limiti alle operazioni consigliabili.

Meglio di niente. La soluzione presenta però due grandi difetti. Il primo è che non intercetta in alcun modo i costi impliciti (caricamenti, commissioni, ecc.) nei prodotti consigliati agli investitori, in quanto il principio di adeguatezza ha a che fare con il rischio – ossia con l’incertezza dei rendimenti attesi – non con i costi. Insomma un portafoglio potrebbe essere perfettamente adeguato e nello stesso tempo totalmente inefficiente.

Il secondo problema è appunto quello che affronta il CESR: stabilire quali siano i confini della consulenza in materia di investimenti ed evitare che la normativa sia aggirata – o che comunque l’investitore sia indotto in inganno – è assai difficile. Qualche esempio? Se un promotore illustra al cliente, che conosce da tempo e di cui ha rilevato il profilo, i vantaggi di un fondo di investimento, sta facendo o no una consulenza? Se il cliente dice in banca che non vuole rischiare nulla e riceve un depliant che parla di un prodotto a capitale garantito, sta ricevendo o no una consulenza? Se sul sito web della banca trovo una serie di portafogli modello, divisi per propensione al rischio e con tanto di prodotti indicati, sto ricevendo o no una consulenza?

Questi sono esempi semplici, chi lo desidera può leggersi tutto il documento di consultazione del CESR (http://www.cesr-eu.org/index.php?page=consultation_details&id=150) e verificare l’ampiezza e difficoltà della problematica.

Il nocciolo della questione è che lo stesso soggetto, mediante la medesima persona, svolge sia attività di vendita che attività di consulenza. Tenere distinte le due cose è facile solo a dirsi.

Per la verità le direttive MiFID, oltre al principio di adeguatezza, presentano agli investitori un’altra tutela. Infatti riconoscono e definiscono un secondo genere di consulenti in materia di investimenti. Consulenti caratterizzati proprio dall’assenza di conflitti di interesse, in quanto non svolgono attività di collocamento ed intermediazione e non detengono in alcun modo il denaro dei clienti. Stiamo parlando dei consulenti finanziari indipendenti, quelli veri.

Il ricorso ad essi ovviamente è una facoltà dell’investitore. E comporta un costo. Tuttavia chi voglia leggersi le direttive citate ed il documento di consultazione del CESR può rendersi ben conto di quante siano le problematiche prodotte dai conflitti di interesse e di quanto preziosa sia una consulenza indipendente.

Paolo Tirabassi  – Studio Tirabassi – www.studiotirabassi.it – Reggio Emilia

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