Vorrei trarre uno spunto di riflessione da un articolo apparso sull’edizione on-line de “Il sole 24 Ore” di sabato scorso:
http://www.newsletter.ilsole24ore.com/Money24/Articoli/2009/11/16/12_A.php?uuid=dc95d3ee-d2d1-11de-8f9f-35464fef2c65&DocRulesView=Libero.
Sembra in realtà – dal mio punto di vista – quasi un warning: termine con cui (anche) in finanza si identifica un messaggio di pericolo quale ad esempio un drastico abbattimento degli utili o un declassamento della classe di merito.
Infatti, viene spiegato in modo facilmente comprensibile che, una volta soddisfatta l’urgenza assoluta di far cassa per consolidarsi ed approvvigionarsi di liquidità, il sistema bancario ha ricominciato a vendere pesantemente contratti assicurativi. Si tratta (per ora) di quella tipologia di contratti che non hanno contenuto finanziario, ma “previdenziale” e che quindi garantiscono al sottoscrittore un risultato minimo.
Strumenti che nessun consulente finanziario indipendente proporrà ai suoi clienti per alcuni ottimi motivi:
- E’ vero che garantiscono un rendimento minimo del 2-2,5%. Ma è anche vero che sui mercati obbligazionari non è certamente un risultato irraggiungibile, pur con emittenti di assoluta solvibilità. Anzi. Anche su durate residue dell’ordine dei 3-5 anni si trovano titoli con redditività superiore e – giova ripeterlo – di ottimo grado di solvibilità, quali, ad esempio, alcuni Emittenti Sovranazionali.
- Attualmente i tassi delle Banche Centrali sono ovunque ai minimi storici. Le emissioni future avranno ragionevolmente tassi che – a medio-lungo – non potranno che risalire in conseguenza della ripresa del ciclo economico. E’ quindi razionale attendersi nuove emissioni con cedole più soddisfacenti di quelle attuali. A meno che si voglia immaginare uno scenario veramente apocalittico, non risulta apprezzabile quindi come grande vantaggio il fatto di avere un minimo garantito di tale entità. Piuttosto, come spiegato nell’articolo, chi ha a portafoglio titoli a lunga durata (la mente va al BTP scadenza 2040), potrà ragionevolmente subire minusvalenze in conto capitale legate all’incremento dei tassi. A meno di tenerseli fino alla scadenza (!).
- I collocatori hanno “scoperto”, bontà loro, la possibilità di non applicare costi di sottoscrizione. Fantastico. Peccato che retrocedano (in soldoni: pagano) in media ai clienti dall’ 80% al 90% del risultato di gestione. Ora, visto che, giustamente per poter garantire un risultato agli assicurati – semplificando molto – le gestioni separate investono almeno il 90% delle disponibilità in titoli di stato, sarebbe interessante capire per qual motivo rinunciare al 20% del rendimento che si otterrebe acquistando direttamente pochi titoli emessi dallo Stato o da Organismi Sovranazionali.
- Se poi alla componente previdenziale con un escamotage commerciale (così copre anche i suoi cari da eventi dolorosi…) si aggiunge anche una piccola (= quasi sempre inutile rispetto alla reale necessità di tutela) componente assicurativa per il caso morte, la “torta” (per il collocatore) diventa ancora più interessante.

Fonte: www.ciao.it
Eh si, anche perchè la componente del contratto che andrà a coprire l’infausto evento da chi la sottoscriveranno? Dalla compagnia che pagherà il premio più alto al cliente finale o (guarda caso…) da quella controllata dallo stesso istituto di credito? La matrioska dei costi potrebbe colpire ancora! Per chi comunque avesse dubbi in merito, consigliamo di andarsi a vedere la puntata di Ballarò del 25 novembre 2008 (http://www.rai.tv/mpplaymedia/0,,RaiTre-Ballaro%5E17%5E155414,00.html) nei minuti da 1:23:16″ a 1:26:17″. Saranno minuti ben spesi che scioglieranno ogni possibile incertezza.
- Una soluzione molto più semplice e, a mio modesto avviso, di maggior efficienza, è l’acquisto di quattro (termine letterale) etf diversi, con cui diviene possibile coprire tutte le immaginabili durate degli Emittenti Sovranazionali area euro (quindi in pratica tutti i governi area UE!), senza neanche problemi di cedole o titoli in scadenza e quindi anche di nuove commissioni di negoziazione. L’articolo citato dimostra esattamente questa logica facendo il paragone con l’indice Rendistato (che esprime il rendimento medio dei titoli pubblici). Anzi, visto l’ottica di medio-lungo termine con cui queste polizze dovrebbero essere vendute e consapevolmente scelte dai clienti, si potrebbe inserire anche una componente obbligazionaria corporate (cioè che investe in titoli di aziende private) e anche una minima (2-5%) di azionario.
- Parolina miracolosa: budget (= soldi se raggiunto, altrimenti guai grossi). Budget di area, di filiale, di sportello, di responsabile, ecc. ecc. Forse a nessuno viene mai in mente, ma quando viene proposto con particolare enfasi un determinato prodotto finanziario, la motivazione principale è sempre da cercare in questo termine magico. Bisognerebbe ricordarsi comunque che chi lo paga realmente NON è il collocatore…
- Parolina miracolosa n. 2: conflitto di interesse. Vedi punto precedente (e magari anche quello successivo).
- Infine una piccola considerazione sulla coincidenza di interessi tra i clienti e i collocatori. Fino a quando c’era necessità di rafforzare la solidità degli istituti di credito (definizione assai strana di questi tempi a ben pensarci, visto che di credito quasi non se ne fa più), tutti collocavano obbligazioni bancarie e pronti contro termine. Poi, messe le pezze più grosse, via di nuovo con gli strumenti più redditizi (e vincolanti nel tempo): le polizze assicurative.
Curiosamente nello svolgimento della mia professione, mi sono imbattuto in questa tipologia di contratti, sia in portafogli più contenuti che in portafogli detenuti da investitori appartenenti alla cosiddetta clientela Private e con una ottima preparazione. Segno evidente che la potenza del messaggio commerciale non conosce limiti, né di censo, né di preparazione.
Roberto Dolza – Studio Dolza De Vito – www.studiodolza-devito.com – Torino






novembre 18, 2009 alle 11:11 am
Egr. Dolza ho letto il suo articolo e ne condivido sostanzialmente il contenuto, però le vorrei chiedere:
- come mai ha focalizzato il suo discorso solo sull’aspetto del rendimento tralsciando ad esempio le garanzie ex art. 1923 c.c.? Le sembra di poco conto? Gli strumenti finanziari che consiglia godono dello stesso trattamento?
- come mai ha tralasciato di descrivere il trattamento fiscale delle polizze vita rispetto agli strumenti che suggerisce?
Grazie
novembre 19, 2009 alle 6:12 am
Gent.mo sig. Rossi,
La ringrazio per il suo intervento e cercherò di fornire risposte esaustive ai questi che mi ha posto.
La problematica inerente l’articolo 1923 del Codice Civile e quella inerente la tassazione dei contratti assicurativi sono di assoluta rilevanza e su questo concordo pienamente con Lei.
Tuttavia ho volutamente tralasciato di trattare questi contenuti per i seguenti motivi:
1) Sarei andato completamente fuori tema. Infatti, se avrà la cortesia di rileggere l’articolo citato nel mio intervento, noterà sicuramente che di questi argomenti neanche si parla.
2) Al contrario sempre nell’articolo si analizzano i seguenti aspetti: commerciali, di redditività, dei problemi relativi all’andamento dei tassi. E di questo io ho scritto e argomentato.
3) Trattare (anche) gli argomenti che Lei ha cortesemente citato avrebbe costretto inevitabilmente ad allungare parecchio il mio intervento rendendolo di fatto illeggibile.
4) La problematica inerente l’impignorabilità e l’insequestrabilità (sovente sbandierate a sproposito o a dir poco con grande faciloneria) è un tema assai vasto e molto delicato. A tale proposito si sono susseguite una serie di sentenze che hanno ampliato ancor di più la trattazione di queste particolarissime caratteristiche dei contratti assicurativi. Molti sottoscrittori – o peggio i loro eredi – (in o fuori asse ereditario) si sono trovati in situazioni perlomeno imbarazzanti a seguito appunto di queste sentenze. Anzi, per estrema correttezza, sarebbe argomento per un intervento qualificato di un legale proprio a causa della vastità della casistica e delle diverse interpretazioni.
5) Altro argomento da Lei non citato ma comunque affine ed assai interessante, sarebbe anche quello dell’esenzione dall’asse ereditario. Con particolare attenzione alle conseguenze che ne derivano anche a livello fiscale. Ancora e in particolare, con riferimento alle diverse tipologie di contratti ed agli strumenti utilizzati come veicolo di investimento.
6) Fatico parecchio ad immaginare che il cliente che sottoscrive un contratto assicurativo allo sportello – o peggio – alla posta (sempre come viene descritto nell’articolo citato) sia interessato all’impignorabilità e all’insequestrabilità. Chi ha realmente questa necessità non sottoscrive né quella tipologia di contratto né (con tutto il rispetto) in quelle sedi. Volenti o nolenti: altra tipologia di mercato.
7) La problematica inerente invece la tassazione, seppur definita e meno soggetta a problematiche interpretative della normativa (a mio modesto sapere), ha mille diverse sfaccettature che vanno ben oltre la disquisizione che avrei potuto fare in poche righe. Data di sottoscrizione del contratto, tipologia del contratto, tipologia degli strumenti che saranno oggetto degli investimenti, localizzazione geografica dell’emittente di determinati strumenti, sono solo alcuni banali esempi. Altro discorso ancora, a titolo di esempio, sono i contratti che furono sottoscritti con Compagnie di diritto estero che operano in regime di LPS (libera prestazione di servizi).
Cordialmente
Roberto Dolza.
http://www.studio-dolzadevito.it