Proseguiamo a svelare “I 10 comandamenti per l’investitore informato” che vuole gestire serenamente i propri risparmi. In pratica sono indicazioni di buon senso che vanno rispettate per non cadere vittima delle numerose trappole finanziarie disseminate sul nostro cammino.
Il secondo comandamento richiama l’attenzione sulla necessità, per l’investitore medio, di non ricorrere a strumenti sofisticati e complicati, ma di realizzare quella che in gergo è definita la propria asset allocation attraverso strumenti semplici, efficienti e che si comprendono appieno.
Alla base di ogni investimento in strumenti mobiliari ci sono le azioni e le obbligazioni. Le prime sono caratterizzate dall’incertezza del rendimento offerto e, proprio per ripagare l’investitore del rischio che al momento della vendita il ritorno effettivo sia diverso da quello atteso, offrono un cosiddetto premio per il rischio. Attenzione però, l’andamento delle borse, soprattutto nel breve e medio periodo, è così volatile che è possibile ottenere rendimenti fortemente negativi.
Le obbligazioni offrono invece un rendimento che, nella duplice ipotesi di mantenimento fino alla scadenza e di solvibilità dell’emittente, può essere determinato in anticipo al momento dell’acquisto. Possiamo distinguere gli emittenti in due macro-categorie: gli Stati o gli enti sovranazionali e le aziende. Lo stato di salute economico dell’emittente ne determina il rischio di fallimento, che può essere considerato minimo nel caso di emittenti sovrani dei paesi sviluppati, ma non altrettanto si può dire per alcuni paesi emergenti o per le aziende. A questo proposito gli eventi della crisi che stiamo attraversando hanno con drammaticità riportato l’attenzione sulla necessità e l’opportunità per gli investitori di valutare attentamente il grado di affidabilità degli emittenti.
Il secondo rischio, non sempre adeguatamente percepito dai risparmiatori, riguarda la possibilità che in periodi di inflazione e tassi di interesse in rialzo, il rendimento reale delle obbligazioni a tasso fisso venga eroso e il prezzo dei titoli in portafoglio scenda, perciò bisogna fare attenzione alla durata finanziaria dei titoli (che determina la sensibilità dell’obbligazione al variare dei tassi) e all’evoluzione dei tassi di riferimento. Per proteggersi dall’inflazione inattesa è invece consigliabile investire in titoli indicizzati all’inflazione che, grazie al loro particolare meccanismo, garantiscono cedole reali in quanto il capitale investito viene rivalutato in base all’andamento dell’indice dei prezzi al consumo via via misurato.
Concludo con una semplice avvertenza: di fronte a un prodotto con un prospetto informativo di 50 o più pagine, spesso scritto in un gergo poco comprensibile, è meglio mettersi in allerta. Molti prodotti complessi sono strutturati ad hoc per “nascondere” dei costi impliciti ingiustificati che hanno l’effetto di trasferire una parte dei soldi investiti agli intermediari che hanno confezionato e venduto il prodotto. Nel prossimo comandamento parleremo appunto di costi e di efficienza degli strumenti a disposizione degli investitori.
Michele Colosio – IFA Consulenza – www.ifaconsulenza.it – Bergamo
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