Che cosa fa il consulente indipendente e di quali strumenti si avvale


Sicuramente quella del Consulente Finanziario Indipendente è una professione emergente. Certo non si può ancora dire che goda di una sovraesposizione mediatica, anche se  bisogna ammettere che ultimamente se ne parla abbastanza (non è questo il momento per indagare sui perché, anche se un’idea io l’avrei…).

Tuttavia quando viene tirato in ballo sui  blog o sulla stampa specializzata, troppo spesso viene posto in contrapposizione al Promotore Finanziario. Non c’è certo da stupirsi se ciò avviene, in quanto molti professionisti che hanno aperto degli Studi di Consulenza  provengono proprio dalle Reti di promozione o comunque dalle Banche.  Tanto che tale professione è, più o meno giustamente, considerata come una normale evoluzione del Promotore o del Private Banker.

Di certo, e sono sicuro di interpretare il sentimento della maggioranza di essi,  i Consulenti Indipendenti sono parecchio infastiditi da tale contrapposizione e preferiscono smarcarsi anche e soprattutto da qualsiasi accostamento.

Sicuramente non si tratta di rinnegare il passato e neanche tanto di temere una confusione tra le due figure (spetta a ciascuno di loro spiegare ai clienti la differenza e spesso non ce n’è affatto bisogno), ma più semplicemente la questione sta in altri termini:  svolgono un altro mestiere, un mestiere talmente diverso da non poter essere confrontato.

Ciò non tanto e non solo a causa degli interessi le cui parti vengono tutelate (nessuno confonderebbe il ruolo dell’Avvocato con quella del Pubblico Ministero), ma sono proprio le attività svolte che non creano aree di reale sovrapposizione; prova ne è che nell’unico caso di “incrocio” tra le due professioni e cioè quella della gestione delle attività finanziarie (asset allocation),  in molte realtà, quotidianamente i C.F.I. cooperano con i P.F. senza grosse difficoltà  (perché mai il medico non dovrebbe collaborare con il farmacista?).

Del resto, strada facendo man mano che il lavoro si sviluppa, è molto più probabile che l’attività del Consulente Fee Only si incroci con quella del Commercialista piuttosto che con quella dell’Avvocato, oppure ancora di più con quella dell’Imprenditore e perchè no con quella del Segretario Comunale (!?).

Cerco di spiegarmi meglio. Se chiedessimo (io l’ho fatto) ad un C.F.I.  titolare di uno Studio avviato già da alcuni anni, di aprire la sua agenda, molto probabilmente (o almeno questo è il caso), ci si potrebbe trovare fissati una serie di appuntamenti con i seguenti interlocutori:

-  Sim scelta per l’incarico di effettuare il trading per conto di un gruppo di clienti (scopo del contatto via Skype è quello di approfondire alcune operazioni);

Banca 1 (scopo del contatto telefonico è quello di trattare la commissione sulla concessione degli affidamenti relativa alla linea di credito promiscuo);

Imprenditore A (scopo dell’appuntamento è quello di rendere conto delle condizioni di rinnovo delle linee di credito presso le varie Banche);

Commercialista X (scopo dell’appuntamento è quello di trovare un Istituto di Credito disposto a finanziare, a condizioni non troppo onerose, un progetto di start-up nel fotovoltaico);

Avvocato Y (scopo dell’appuntamento è quello di valutare la fattibilità di uno scudo fiscale per conto di un cliente comune);

-   Banca 2 (scopo del contatto è quello di concordare le modalità per reinvestire una grossa somma giacente su un rapporto fiduciario);

-   Imprenditore B (scopo dell’appuntamento è quello di valutare la possibilità di coprire con un’opzione cap il rischio tassi su un mutuo a tasso variabile);

-   Segretario Comunale Z  (scopo dell’appuntamento è quello di assumere l’incarico per disinnescare la mina derivati che una nota grande banca ha rifilato al Comune).

Si potrebbe continuare, basta sfogliare le pagine dell’agenda (tanto quell’agenda è la mia e non ci sono problemi), ma penso che  possa bastare per chiarire l’equivoco che non ha nessuna, ma proprio nessuna, ragione di esistere. Vi assicuro che molti C.F.I. hanno grande stima di molti P.F. , nel reciproco rispetto del rispettivo ruolo. Basta con questa diatriba: le due figure non svolgono un lavoro per certi versi simile e nemmeno diametralmente  opposto, ma svolgono un’attività completamente diversa.

Veniamo ora agli strumenti di cui il C.F.I. si avvale per svolgere la propria professione.  Innanzitutto bisogna disporre di una piattaforma software ad hoc per gestire le posizioni dei clienti, implementata con un database fruibile e completo. Ciò per effettuare le analisi di tutti gli strumenti e prodotti finanziario/assicurativi, nonchè previdenziali in essere.

Inoltre occorre scegliersi con cura gli altri fornitori di servizi come ad esempio una o più società di analisi, pure esse indipendenti, per la fornitura di analisi macro-economica e tecnica sia in chiave strategica che tattica. Opzionale la scelta di una o più Sim per il servizio di trading e la convenzione con una Banca on-line che disponga di un’ottima piattaforma per questo scopo, ma anche per poter sottoscrivere ad esempio, qualsiasi Fondo/Sicav (ovviamente senza commissioni di ingresso e con retrocessione all’investitore di un terzo della commissione di gestione).

A questo punto abbiamo tutto, anzi quasi tutto, mancano solo tre piccoli dettagli:

a) tanta, tanta preparazione;

b) tanta, tanta esperienza;

c) tanta, tanta voglia di lavorare con passione.

A qualcuno che fosse interessato a intraprendere questa professione (che promette un radioso futuro), consiglio di iniziare a concentrarsi sui tre dettagli.  Auguri.

Giuseppe Andreoli – Studio Andreoli & Taccuso – mercatoliberomantova.blogspot.com – Mantova

gandreoli.ifa@gmail.com

5 Risposte a “Che cosa fa il consulente indipendente e di quali strumenti si avvale”

  1. a. grigoletto Dice:

    sono d’accordissimo con il collega e chiedo che senso hanno i vincoli e gli adempimenti in fase di definizione per l’albo. la mia domanda è: sarà possibile proseguire l’attività sopra descritta senza iscriversi all’albo? ed eventualmente quali attività potrebbero essere escluse? grazie e buona giornata.

  2. Paolo Pepe Dice:

    Sono d’accordo quanto asserito dall’articolo: l’attività del consulente finanziario indipendente è altra cosa da quella dei promotori/private bankers.
    Il limite è che, purtroppo, quanto affermato rappresenta solo il “nostro” – a mio avviso corretto – punto di vista.
    Infatti mi sembra che le indicazioni fornite dal mercato – un eufemismo per dire “l’intero sistema bancario” – offrano agli utenti una chiave di lettura completamente diversa: la Consulenza a parcella (e quindi indipendente) è oramai acquisita dalle Banche e proposta dagli stessi promotori/Private bankers. Con queste premesse (a Roma si dice: la buttano in caciara !) a mio avviso il nostro lavoro si complica notevolmente e ci pone in una posizione difensiva – e quindi spesso di contrapposizione – costringendoci ogni volta a qualificare il nostro ruolo, con inevitabile dispendio di tempo ed energie.

  3. antonio ruocco Dice:

    condivido pienamente gli interventi dei colleghi Andreoli e sopratutto Canella i cui NON esprimono in modo inequovocabile i caratteri distintivi di operatività e professionalità incomparabili.

  4. fulvio Dice:

    più leggo i vostri articoli qua e la e più mi convinco che questa nuova professione emergente cosidetta dei consulenti/pianificatori sia propagandata via via sempre più con toni arroganti. Questa necessità di affermazione e di dichiarata superiorità (anche se qualcuno è molto garbato nella sua espressione) rispetto a tutto il resto delle altre professioni che “mangiano” nel settore della finanza non fa che accomunarvi a tutti gli altri players. Questa smania di assomigliare ad avvocati, commercialisti, medici o chichessia non si conquista a suon di mazzate a destra e a manca ma lavorando sul campo, guadagnando pezzettino dopo pezzettino di credibilità, facendo in modo che la gente comune se ne accorga, ne parli, ne sia entusiasta di aver scoperto una realtà veramente nuova e diversa da tutti e da tutto. Quello che fa il commercialista non lo può fare nessun altro, lo stesso vale per l’avvocato e per il medico. Un bravo e scrupoloso promotore finanziario può fare invece le stesse cose di un bravo e scrupoloso consulente indipendente. Dipende dalla sua solidità economica, dalla preparazione, dall’etica. Non capisco perchè un promotore finanziario non possa avere questi requisiti mentre un consulente in quanto tale, pare che di default li abbia tutti. Ma smettetela per cortesia, quanti tra di voi sono diventati cosidetti consulenti perchè non erano in grado di “tirare la carreta” e adesso fanno i moralisti intellettuali e perbenisti? Lasciate che siano gli altri a parlare bene di voi perchè tutto il resto è solamente “fuffa”….

    • giuseppeandreoli Dice:

      Egr. Sig. Fulvio@libero,

      Lei è libero (ma sarà veramente libero?) di fare ciò che vuole e di pensarla liberamente come crede. Se Lei è soddisfatto (ma sarà veramente soddisfatto?) di svolgere una libera professione(??), vada per la Sua libera strada. Mi scusi ma qual’è il problema? Se Lei è un bravo e scrupoloso Promotore, che non soffre il mal di pancia o il mal di buget (nè quello sull’incremento delle masse, nè quello sulla raccolta qualificata e neppure quello sui singoli prodotti), continui a fare il Suo bravo e scrupoloso lavoro!

      Credo di conoscere personalmente gran parte del consulenti Nafop e sono certo nell’affermare che nessuno, ma proprio nessuno, di questi è arrogante o si sente superiore. Ma superiore a chi? Agli avvocati? Ai commercialisti? Ai calzolai? Agli operatori ecologici? Ai Promotori? E perchè mai visto che, come ho cercato di spiegare nel mio articolo, il lavoro del consulente indipendente è talmente diverso rispetto a tutte le categorie sopracitate (nessuna esclusa!) da non poter essere confrontato? E che senso avrebbe fare confronti? Alla gente comune cosa gliene importa? E a noi cosa importa cosa pensa la gente comune? (il nostro target non è la gente comune e al nostro target non dobbiamo millantare alcuna superiorità).

      Quanto alla credibilità, se c’è un fattore di successo di cui non difetta la categoria dei consulenti indipendenti è proprio quella. E non ha neppure fatto troppa fatica a conquistarla: ci ha pensato l’infinita avidità delle banche a fornirla gratis su un piatto d’argento (altrochè pezzettini alla volta…). Caso mai sarà la visibilità il tallone d’Achille. Apposta esiste anche questo blog, non certo per polemizzare con i calzolai o con gli operatori ecologici (con tutto il rispetto per un lavoro che è sicuramente più utile di molti altri…).

      Giuseppe Andreoli (Studio Andreoli & Taccuso)


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