In momenti come questi caratt
erizzati da un’estrema volatilità dei mercati azionari, il risparmiatore privato è a volte dibattuto dalla tentazione di rimanere investito in strumenti che puntano al rialzo dei mercati azionari stessi e il desiderio di vendere tutto, “stare alla finestra” e aspettare momenti dove la tendenza sia maggiormente definita.
In questi casi d’indecisione può essere utile l’utilizzo di una funzione che certe banche offrono, chiamata “ordine condizionato”. Queste operazioni sono così chiamate proprio perché si da un ordine, di acquisto o di vendita, alla propria banca che sarà eseguita solo al verificarsi di una condizione.
Gli ordini condizionati più comuni sono quelli che prevedono, ad esempio, la vendita di uno strumento finanziario solo al raggiungimento di un valore superiore al prezzo in essere al momento dell’inserimento dell’ordine stesso, o, viceversa, l’acquisto di uno strumento finanziario solo al raggiungimento di un valore inferiore al prezzo in essere al momento dell’inserimento dell’ordine stesso. Il tipo di ordine condizionato che ci interessa invece in questo frangente è simile ai due esemplificati sopra, ma funziona in maniera quasi inversa.
L’investitore che vuole rimanere investito su di un’azione per sfruttare eventuali altri rialzi dello strumento, ma teme un’improvvisa inversione del trend, attraverso un ordine condizionato, può quindi “lasciar correre” l’azione in caso di nuovo aumento, ma tutelarsi allo stesso tempo.
Con un ordine condizionato il risparmiatore può, infatti, ordinare alla sua banca di vendere, ad esempio, FIAT solo se il prezzo scende sotto i 9,50 €. In questo modo se FIAT dovesse salire ancora rispetto ai valori attuali, tutto bene; ma se il mercato dovesse improvvisamente girare e andare contro FIAT, con questa funzione può in buona parte tutelarsi in quanto le sue azioni verranno vendute all’incirca a 9,50 € (salvo casi particolari).
La stessa cosa si può fare con gli ETF ma, attenzione, non con i fondi comuni tradizionali, per la nota caratteristica che i primi sono quotati su di un mercato regolamentato, mentre i secondi no.
Pertanto in una fase come l’attuale, con i mercati azionari che, dopo sedici mesi dai minimi del 9 marzo 2009, registrano rialzi a doppia cifra in quasi tutto il mondo e con importanti esponenti del mondo accademico, governativo e delle banche centrali che paventano la possibilità di un nuovo rallentamento della crescita economica, l’investitore privato, attraverso gli ordini condizionati, può partecipare ad eventuali ulteriori rialzi di singole azioni o ETF azionari, ma tutelarsi da improvvisi cambi di direzione, sempre possibili, soprattutto nel periodo estivo (vedi estate 2007, ma non solo).
Cristian Camurri – c.camurri@alice.it – Modena






agosto 1, 2010 alle 8:33 am
Non capisco bene come possa realizzarsi quello che lei afferma con l’utilizzo di ordini condizionati.
Nel suo esempio, supponiamo io acquisti Fiat a 9,80 e metta un ordine di vendita condizionato a 9,50. Se Fiat sale fino a 11,00 e poi precipita sotto 9,50 io non ho “laciato correre” i profitti ma incasso una perdita.
L’effetto da lei auspicato si realizzerebbe invece con l’utilizzo degli ordini di “trailing stop” in cui la posizione viene chiusa se i prezzi flettono di una certa soglia dai massimi. Nell’esempio precedente, avrei potuto inserire un ordine “trailing stop” a 0,50 il che signofica che la posizione sarebbe stata chiusa 50 centesimi sotto i massimi cioè a 10,50 con un effettivo profitto
agosto 2, 2010 alle 6:24 am
Corretto quello che lei dice.
Nell’articolo parto dall’assunto, anche se, in effetti, non ben specificato, che FIAT sia in carico a prezzi “vecchi”, ossia sotto, ad esempio, i 9 €. Così operando, con un prezzo di carico, ad esempio, di 8 e vendendo, tramite ordine condizionato, a 9,50 non ho il massimo del profitto, quello che otterrei nel suo esempio vendendo a 11 €, ma consoliderei comunque un guadagno (quello tra i 9,50 del prezzo di vendita e gli 8 € del prezzo di acquisto.
Premesso che gli ordini di trailing stop, sono un ulteriore passo avanti rispetto agli ordini condizionati in merito a quanto espresso nell’articolo, ritengo che, prima cosa, il loro funzionamento sia ancora un pò più difficile da spiegare ai miei clienti e, seconda cosa, gli ordini condizionati alcune banche li mettono a disposizione dei propri clienti; gli ordini di trailing stop ritengo siano offerti, a parte Fineco e poche altre, da un numero di banche ancora più esiguo, non trova?
agosto 3, 2010 alle 6:05 am
Voglio aggiungere un altro dato tecnico sempre in merito agli ordini in trailing stop. Fineco consente di inserire ordini in trailing stop solo entro una settimana/10 giorni dall’esecuzione di un ordine. Dopo tale termine non v’è modo di inserire tale funzione. Pertanto colui che vuole inserire una soglia di prezzo sotto la quale non andare con il proprio ETF, a questo punto a disposizione ha solo l’ordine condizionato, tenendo ben presente anche l’eventuale durata massima di questo ordine condizionato che, sempre su Fineco, è limitata a 30 giorni.
agosto 2, 2010 alle 12:41 pm
Non riesco a seguire il suo ragionamento.
Anzitutto anche se ho comprato Fiat a 8€ è comunque più conveniente l’ordine trailing stop che l’ordine condizionato.
E poi che sia più difficile da spiegare o difficile da reperire non mi pare una buona giustificazione. I consulenti indipendenti non dovrebbero spiegare le cose complicate e aiutare a trovare la banca migliore?
Sarebbe come andare a cena in un ristorante di fama e sentirsi dire che siccome gli ingredienti della specialità della casa sono di difficile reperibilità viene servita pasta e fagioli….
agosto 3, 2010 alle 12:43 pm
Sono ancora una volta d’accordo con lei. Tuttavia dobbiamo poi confrontarci con la realtà. Senz’altro per lei parlare di ordini condizionati e di ordini in trailing stop è come parlare di frizione e cambio per un meccanico. Tuttavia se un meccanico spiega a me una cosa di meccanica complessa riguardante il suo lavoro, dopo una giornata me la sono già dimenticata; se mi dice che per cambiare marcia devo spingere la frizione tutte le volte che voglio cambiare marcia, quella cosa mi rimane in testa, perchè la faccio tutti i giorni.
Oltre a ciò, come dicevo sopra, l’altra parte della realtà è che, ad esempio Fineco, consente di inserire gli ordini di trailing stop solo entro 5 giorni lavorativi dall’eseguito con validità massima 30 giorni di calendario dopo di chè l’ordine decade e non posso più reimpostarlo, ma se voglio inserirlo, per qualsiasi motivo, a distanza di un mese dall’eseguito, non me lo fa più fare, mentre mi fa inserire un ordine condizionato.
Cosa migliore è senz’altro ricordare al cliente di inserirlo subito dopo l’eseguito, ben consci comunque che dopo un mese comunque decade.