Il nuovo volto delle pensioni


Per fare cassa non si può proprio fare a meno di intervenire sulle pensioni. Non ha fatto eccezione il Governo Monti con la manovra Salva-Italia, una riforma che scontenta un po’ tutti, e che rimanda la tanto attesa e sudata pensione con una rendita ridotta rispetto alle aspettative con cui eravamo partiti. Un’amara verità, forse scomoda, ma che ci porta ad una ulteriore riflessione sulla necessità di fare chiarezza ed investire sul proprio futuro.

Negli ultimi anni il sistema previdenziale è stato oggetto di numerosi ritocchi. Oggi, con la riforma messa in atto dal neo-ministro del lavoro Elsa Fornero, è stato chiuso il cerchio. Alla luce di questa riforma è bene conoscere la sua portata ed i possibili nuovi scenari previdenziali.

I principi su cui poggiano i nuovi provvedimenti sono:

  • l’affermazione del metodo contributivo come criterio di calcolo delle pensioni;
  • la sostanziale eliminazione delle pensioni di anzianità;
  • la parificazione definitiva dell’età pensionabile tra uomini e donne anche nel privato e nel settore del lavoro autonomo;
  • la flessibilità nell’età di pensionamento, che consente al lavoratore maggiori possibilità di scelta nell’anticipare o posticipare il ritiro dal mercato del lavoro;
  • l’abolizione delle finestre e di altri meccanismi che non rientrano esplicitamente nel modello contributivo;
  •  l’abbattimento delle posizioni di privilegio. Si armonizzano, infatti, età, aliquote contributive e modalità di calcolo delle prestazioni Si individuano requisiti minimi per accedere alla pensione, in linea con la speranza di vita per le diverse fasce di età e in coerenza con gli altri ordinamenti europei.

Il metodo contributivo accelera quanto già previsto dalla riforma Dini del 1995, dalla quale restarono esclusi coloro che avevano, a quella data, più di 18 anni di servizio e mantennero il generoso metodo di calcolo retributivo. Da quest’anno i versamenti di questi lavoratori saranno calcolati con il meno vantaggioso metodo contributivo, sistema che tiene conto invece di quanto effettivamente versato e della speranza di vita media al momento del pensionamento.

Toccati da questa riforma ci sono inoltre la pensione di anzianità, quella che si incassava con 35 anni di contributi e una determinata età (60 anni), è stata eliminata. L’accesso anticipato alla pensione viene comunque garantito ma con un’anzianità di 42 anni e un mese per gli uomini e 41 anni e un mese per le donne, requisiti anch’essi indicizzati alla longevità. Ultimi, ma non per importanza, ci sono infine l’aumento dell’età pensionabile, che colpisce sia donne (63 anni) che uomini (66 anni) e porterà ad una equiparazione entro il 2018, l’abbattimento di privilegi in ambito previdenziale, attraverso l’introduzione temporanea di un contributo di solidarietà per i pensionati e gli attivi che risultano ancora avvantaggiati da precedenti regole di maggior favore ( fondi speciali INPS, elettrici, telefonici, piloti, ecc.) privilegi che non trovano più giustificazioni oggettive.

Alla luce di questa riforma, che ridisegna il volto del nostro sistema pensionistico, è ancora più importante programmare per tempo il nostro futuro. A tal fine, diviene fondamentale un check up previdenziale, in grado di quantificare anticipatamente il gap che avremo tra l’ultimo stipendio percepito e la pensione maturata. Per tanto, al fine di mantenere inalterato il nostro tenore di vita, diviene fondamentale avvalersi del terzo pilastro, avviando per tempo un piano previdenziale integrativo.

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Una Risposta to “Il nuovo volto delle pensioni”

  1. umberto Says:

    ma se un piccolo dirigente in qualsiasi comune o ASL PRENDE 90000 – 120000- EURO cioe 180 milioni-240 mil non si puo mettere un tetto alle future pensioni a favore dello scalone? che faranno poi ,non dico operai, ma piccole aziende quante avranno introiti del genere? ma su questo EUROPA NON dice niente?


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