E ora cosa facciamo sui mercati azionari?…Asset Allocation Opposta!


Sempre più clienti mi chiedono se sia il momento giusto per investire sull’azionario. A voler essere provocatorio, nella risposta direi che, a nostro avviso, più che aspettarci un ritorno sul mercato azionario, questo sarebbe il momento di smontare  le posizioni più rischiose. Almeno, questo è quello che noi stiamo consigliando ai nostri clienti da un paio di settimane.

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Dopo la provocazione, cerco di contestualizzare meglio la nostra view. Il 2012 è l’anno dicotomico per eccellenza, ovvero assistiamo ad  un’enorme divergenza tra andamento dell’economia reale  e andamento dei mercati azionari. Tale divergenza diventa ancor più eclatante (e spiazzante) nel caso dei mercati americani: il Nasdaq è intorno ai massimi dal 2000, il Dow è ai livelli del 2008 pre-Lheman.

Nulla di male in questo, se non fosse per il fatto che gran parte dei problemi affrontati nel 2011 (crisi del debito sovrano,  possibile disfacimento area Euro, disoccupazione, probabile recessione, ecc…) sono ancora tutti sul tavolo. E sono irrisolti.

Pertanto a nostro avviso i rialzi a cui abbiamo assistito negli ultimi mesi, sono solo il frutto dell’enorme liquidità immessa sul mercato dalla Banche Centrali. Solo la BCE, come tutti sappiamo, con l’operazione LTRO ha immesso una quantità pari a 1 trilione di euro. Stiamo di fatto parlando di un “mercato drogato” dall’enorme massa monetaria in circolazione.

Ciò detto, se andiamo ad analizzare più nel dettaglio l’ asset class azionaria, non potremmo che constatare l’esistenza di buone opportunità d’investimento, a patto che l’orizzonte temporale sia almeno di 12-18 mesi.  Mi spiego meglio.

Le azioni, a nostro avviso, al momento hanno diversi a punti a loro vantaggio, in particolare:

  • Offrono un rendimento superiore ai bond (che in media per i paesi core è intorno al 2%, valore che non copre neanche l’inflazione globale attesa 2,5% per il 2012)
  • Gran parte delle Large Cap si ritrovano con bilanci solidi (dopo i feroci tagli ai costi degli ultimi anni) e buoni flussi di cassa che di solito retrocedono agli investitori sotto forma di dividendo
  • Paradossalmente hanno un profilo di rischio a volte inferiore ai bond governativi dei paesi di appartenenza (tutti noi sappiamo la situazione in cui versano gran parte dei governi europei)
  • Hanno la possibilità di operare sugli unici mercati che presentono ancora buoni tassi di crescita (es. paesi emergenti, +5% Pil atteso per il 2012 contro l’1,5% US e leggera recessione per l’area Euro)
  • Infine presentano un dividend yield sopra la media degli ultimi 15 anni. La presenza di un buon dividendo diviene fondamentale in una fase di rallentamento economico globale, come quello attualmente in corso.

Prima di passare all’allocazione puntuale del capitale, concludo dicendo che il 2012 può essere definito come l’anno dell’Asset Allocation Opposta. Ovvero l’investitore accorto dovrebbe privilegiare azioni che sembrano obbligazioni (alto dividendo) e obbligazioni che si comportano come azioni, almeno dal punto di vista della volatilità: High Yield e Debito Emergente in valuta.

Passiamo all’allocazione puntuale, facendo una premessa. Nelle nostre asset allocation, per un discorso di diversificazione e gestione del rischio,  non andiamo quasi mai ad investire su singoli titoli, ma preferiamo prendere posizione sui settori o are geografiche che presentano le maggiori potenzialità di crescita. Fatto 100 l’investimento da dedicare all’azionario, di seguito riportiamo l’allocazione

Passiamo all’allocazione puntuale, facendo una premessa. Nelle nostre asset allocation, per un discorso di diversificazione e gestione del rischio,  non andiamo quasi mai ad investire su singoli titoli, ma preferiamo prendere posizione sui settori o are geografiche che presentano le maggiori potenzialità di crescita. Fatto 100 l’investimento da dedicare all’azionario, di seguito riportiamo l’allocazione:

  • 30% Global Dividend
  • 25% Infrastrutture Paesi Emergenti
  • 15% Asian Consumer Internal
  • 15% US Biotech e Technologies
  • 10% Materie Prime e Metalli Preziosi
  • 5% Private Equity ( traggono vantaggio da liquidità sui mercati per possibili M&A)

Per quanto concerne il timing, bisogna fare una distinzione. Se l’orizzonte d’investimento è a breve, bisogna aspettare un segnale concreto di risveglio dell’economia reale. Quindi dati positivi su: occupazione, mercato immobiliare, investimenti aziende, ordini beni durevoli, ecc… Dal punto di vista tecnico aspetterei un ritracciamento in area 1300 dell’indice SP500 in prima battuta, ancor meglio area 1250. Se l’orizzonte è più a lungo termine (12-18 mesi), allora l’ingresso potrebbe essere fatto anche in questi giorni a patto che l’investitore sia disposto ad accettare oscillazioni in portafoglio anche notevoli.

Concludo dicendo che a nostro avviso, in questo momento più che esposizioni in singole asset class, andrebbero privilegiate gestioni “Absolute Return”, in grado di contenere la volatilità di portafoglio e generare rendimento anche in condizioni di mercato altamente incerte come quello attuale.

Agostino De Luca

Responsabile Investimenti

A&G Consulting

www.finanza-indipendente.com

info@finanza-indipendente.com

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