BPM: lo scandalo Convertendo

Si fa un gran parlare di trasparenza in banca, ma passano gli anni e non cambia nulla, anzi! Si creano iniziative di facciata a tutela dei Risparmiatori come Patti Chiari, si introduce la Mifid, ma alla fine la sostanza è sempre la stessa: ogni volta si inventano prodotti nuovi per fregare meglio i clienti! Dopo il My Way e il For You, i bond Parmalat, Cirio, Lehman e le Index con sottostanti le banche islandesi, solo per citare i casi più eclatanti, ora è la volta del Convertendo BPM. Per i non addetti ai lavori, precisiamo che a giugno 2009 la Banca Popolare di Milano ha emesso un’obbligazione (codice Isin IT0004504046) che, contrariamente a quanto succede di solito, alla scadenza non prevedeva il rimborso in contanti, ma in azioni della Banca Popolare di Milano (BPM). Evidentemente non si trattava di una tranquilla obbligazione, come credeva la maggior parte dei Risparmiatori, ma di un acquisto di azioni alla scadenza (in teoria) del Prestito Obbligazionario. Di conseguenza il target di tale offerta era un risparmiatore esperto, evoluto da un punto di vista finanziario e consapevole di accettare un rischio elevato. Peccato che dai vertici della Banca, come spesso succede, si siano dati input a cascata di spingere il collocamento di questo prodotto in modo massiccio, proponendolo indistintamente a tutti clienti della banca. In taluni casi, come rilevato dalla Consob, che ha multato i dirigenti della Bpm per pratiche commerciali scorrette, si è arrivati persino a modificare i profili di rischio dei clienti, in modo da riuscire a fare sottoscrivere loro il Convertendo. Un altro caso da cui traspare evidente l’assoluta inutilità della Mifid, valida soltanto per tutelare le banche a scapito dei clienti. Ma non è finita qui!! La Banca ha deciso di convertire in anticipo, rispetto alla scadenza prevista del 2013, il Prestito Obbligazionario in azioni al valore di 2,71 euro. Peccato che le stesse oggi valgano sul mercato 0,31 euro! In pratica i risparmiatori si ritrovano in Portafoglio una somma pari al 10% del valore investito solo due anni fa, alla faccia della tanto sbandierata trasparenza bancaria!
Anche in questo caso sorge spontanea una domanda: come mai la gente dedica cosi’ poco tempo ed attenzioni alla cura e gestione dei propri quattrini?

Fabrizio Taccuso – Studio Andreoli & Taccuso –  mantovafinanza.blogspot.com

fabrizio.taccuso@alice.it

Al via la terza edizione della Settimana dell’Investitore

Vi hanno rifilato delle polizze poco chiare e che non rendono nulla?

Avete il portafoglio pieno zeppo di obbligazioni subordinate della Vostra Banca e non sapete i rischi che state correndo?

I fondi e le gestioni patrimoniali che vi hanno fatto sottoscrivere sono ancora in forte perdita dopo tanti anni? Ma non vi avevano detto che nel lungo termine dovevano rendere di più? Quanto è lungo il lungo termine?

I prodotti che vi propone la vostra banca tengono veramente conto delle vostre esigenze e dei vostri bisogni?

A queste e a tante altre domande potrete trovare risposte nel corso della terza edizione della Settimana dell’Investitore che si terrà dal 15 al 23 Ottobre. Durante questo periodo gli associati Nafop aderenti all’iniziativa (vedi al riguardo l’elenco nel sito www.veroconsulente.it) organizzeranno incontri, seminari e convegni  allo scopo di rendere  il risparmiatore sempre più consapevole nella gestione dei propri investimenti.

Gli scandali che si sono susseguiti negli ultimi anni hanno minato fortemente la fiducia dei risparmiatori verso il mondo bancario ed è sentita un po’ da tutti gli operatori economici  l’esigenza di avere una figura di riferimento che tuteli i loro interessi e salvaguardi al meglio il loro patrimonio. In questo senso il Consulente Finanziario Indipendente, il cui albo dovrebbe nascere entro fine anno, è l’unica figura nel panorama finanziario italiano che si colloca dalla parte del risparmiatore,  in quanto non vendendo prodotti e non percependo commissioni da alcun intermediario,  lavora nell’interesse esclusivo dei suoi clienti, da cui riceve una parcella che rappresenta la sua unica remunerazione.

Commenta il Presidente NAFOP Cesare Armellini: “La Settimana dell’Investitore, in questo momento di grande difficoltà per l’economia mondiale, si configura più degli altri anni come un aiuto concreto ad orientarsi verso scelte d’investimento consapevoli. In Italia manca una corretta cultura finanziaria dei piccoli e medi investitori e questo porta spesso a non sapersi orientare nell’offerta proposta dal mercato, che richiede competenze e strumenti adeguati per la comprensione dei rischi e delle opportunità. NAFOP sarà la bussola per tutti i risparmiatori che cercano chiarezza e sicurezza nella gestione delle delicate problematiche legate alla pianificazione del risparmio” .

La Settimana dell’Investitore è un’occasione imperdibile per ottenere gratuitamente il check up del Portafoglio e per dare risposte a tutti i vostri interrogativi. Contattate i consulenti finanziari indipendenti Nafop, aderenti all’iniziativa, presenti nella Vostra città.

Fabrizio Taccuso – Studio Andreoli & Taccuso – mantovafinanza.blogspot.com

fabrizio.taccuso@alice.it

Ecco come gira il mondo…. in banca

Noncuranti del pessimo andamento dei mercati e forti soprattutto dell’asimmetria informativa nei confronti degli ignari risparmiatori che si presentano ai loro sportelli, anche in questo periodo le Banche procedono imperterrite nell’offerta di prodotti quanto meno scadenti.

Quella che sottopongo alla vostra attenzione è solo una delle tante proposte di tipo assicurativo che non mancheranno di farvi, se siete clienti di questa banca (una delle maggiori in Italia). Se non dovessero proporvela non è perchè si saranno dimenticati di voi, ma è solo perchè non siete clienti. Comunque sia, state tranquilli, tanto non cambierà un granchè: la Vostra Banca tenterà di rifilarvene una simile (non bisogna mai perdere di vista i competitors).

Un amico bancario, sempre più frustrato, me ne ha fornito un’anticipazione qualche giorno fa, con tanto di “sollecitazione” per le filiali del manager di area:

Trattasi di collocamento della polizza “Index linked TB Growth 102 Scandinavian Performance 2018″. “L’upfront (il guadagno della banca) è molto interessante (circa il 4%) e questa è un’occasione da non perdere assolutamente, per cui dovete iniziare sin da subito nella proposizione del prodotto. I gestori  devono proporla indistintamente ad almeno dieci clienti tutti giorni, in modo da garantire una maggiore possibilità di successo ed una parcellizzazione del collocamento e voi dovete spendervi in prima persona. La nostra area deve essere la prima!

Verrebbe da pensare che i clienti di tale banca dovrebbero ritenersi lusingati di tanto zelo; peccato che scorrendo le caratteristiche della polizza si legga:

- Il sottostante della polizza è il “Nordic 30” rappresentativo delle 30 maggiori società quotate sui mercati scandinavi;

- La scadenza è il 18 febbraio 2018 (durata 6 anni, 1 mese e 15 giorni);

- Le cedole sono previste solo nei primi due anni, pari al 4,60% lordo;

- A scadenza è prevista una cedola variabile pari  al 70% della performance media dell’indice sottostante.

La performance è calcolata come media delle rilevazioni  (con il cd meccanismo dell’opzione Asiatica su 12 rilevazioni semestrali dell’indice di Riferimento).

Mi pare che il tutto si commenti da sé. E’ il consueto sfavorevole rapporto costo/opportunità  che, non certo da ora, rende questi tipi di prodotto assai poco appetibili (rispetto ad altri strumenti che coprono il medesimo indice e non solo!). Al 4% di commissioni di collocamento, vanno (of course) sommate quelle di gestione che non vengono qui nè citate, nè specificate, con tutta probabilità perchè spettano alla Società-Prodotto e, questa volta, pesano molto di più, in quanto ricorrenti e non “una tantum”. Se coloro che collocano tale prodotto fossero a conoscenza del reale onerosità (T.E.R.) della Index, sarebbero eticamente più fragili e quindi assai meno persuasivi; i sottoscrittori però, che si guarderanno bene dal leggere il nutrito prospetto informativo, le subiranno entrambe.

Fin troppo ovvia anche la  considerazione, che se è vero che la polizza rappresenta un’occasione imperdibile per chi la vende, verosimilmente sarà anche un’occasione rigorosamente da perdere per chi la dovrebbe comprare.

Fabrizio Taccuso – Studio Andreoli & Taccuso – mantovafinanza.blogspot.com

fabrizio.taccuso@alice.it

La favola del lungo termine

Che cosa consiglia ai risparmiatori che in questo periodo tanto tranquilli non sono? “Di non fare scelte affrettate. Ecco, magari suggerirei di allungare l’orizzonte temporale nell’ordine di qualche anno, anche se sono abbastanza convinto che già dai prossimi mesi le perdite si recupereranno”. Queste le parole, di qualche giorno fa, in un’intervista al Sole 24 Ore, dell’amministratore delegato di uno dei principali gruppi del risparmio gestito italiano. Un paio di considerazioni sono obbligate: non è detto che i mercati possano recuperare a breve, ovviamente lo speriamo tutti, ma siamo nel campo della pura speranza e, chissà, forse delle illusioni. Relativamente all’altra affermazione di allungare l’orizzonte temporale si commenta da sola…. Parte dalla mitologia della finanza tradizionale secondo la quale le azioni rendono più delle obbligazioni e, più è lungo l’orizzonte temporale, minore è il rischio!!! Si tratta però di intenderci sul concetto di lungo termine! Quanto deve essere lungo il “lungo termine”? Un ipotetico risparmiatore che avesse sottoscritto nel 2000 un fondo comune azionario investito sulla Borsa Italiana, avrebbe comprato con l’indice Ftse Mib a 50000 punti (vedi grafico allegato dal 1999 ad oggi); oggi, dopo ben undici anni, si troverebbe il valore dello stesso indice a 15000 punti, con una perdita del 70%. Nel frattempo avrebbe continuato a pagare, inutilmente, le commissioni di gestione del fondo, che mediamente oscillano tra il 2,50% ed il 3% annue. Quindi avrebbe aggiunto al danno anche la beffa! Undici anni non sono lungo termine? Quanto tempo servirà affinchè l’indice torni a 50000 punti non è dato sapersi, possiamo però dire che servirà un rialzo dell’intero listino del 233%!! Eppure il “sistema”, in netto conflitto d’interesse, racconta ancora oggi ai risparmiatori storielle, ampiamente smentite dai fatti, che bisogna vedere gli investimenti nel lungo termine. Cosa fare dunque in scenari tanto difficili? La risposta è pressochè obbligata: soltanto un’accurata pianificazione finanziaria ed una gestione dinamica e personalizzata dei propri investimenti, che tenga conto dei veri obiettivi di vita (es. acquisto dell’abitazione, mettere da parte capitale per quando i figli saranno grandi, oppure costruirsi una pensione integrativa) può aiutare veramente gli investitori. Ma deve essere basata su strumenti efficienti e flessibili, adatti a cavalcare ogni fase di mercato e deve essere fatta da chi dà raccomandazioni di investimento non viziate da conflitti d’interesse! Pensate forse ancora che le banche possano offrirvi tutto questo?

Fabrizio Taccuso – Studio Andreoli & Taccuso – mantovafinanza.blogspot.com
fabrizio.taccuso@alice.it

Guadagnare con i cali delle borse

Capita spesso, alla fine di giornate come quella di ieri, di sentire dai telegiornali che le Borse hanno “bruciato” centinaia di miliardi di euro. La metafora sta ad indicare che la capitalizzazione complessiva della Borsa è andata in fumo per un importo equivalente e che i risparmiatori hanno sostanzialmente perso parecchi quattrini. Sappiamo però tutti che a fronte di un investitore che perde c’è un investitore che guadagna che, quasi sempre, è costituito dalle cosiddette “mani forti” o Big Investor. Questi soggetti hanno a disposizione informazioni riservate e strumenti molto sofisticati per scommettere sui ribassi di un titolo o di un intero listino.
E’ utile però sapere che ci sono strumenti alla portata anche dei singoli investitori.
In questo spazio vorrei sintetizzare, anche per motivi di praticità, le strategie più “semplici” che si possono utilizzare attraverso opzioni, futures ed Etf Short. Tali strategie possono essere sia di copertura del portafoglio che di speculazione vera e propria.
Attraverso l’opzione put il detentore ha la facoltà e non l’obbligo di vendere un’attività sottostante (singola azione o un intero indice) alla scadenza ad un prezzo prefissato. L’acquisto di un’opzione put è assimilabile al premio pagato per un’assicurazione. Se l’evento non si verifica la  perdita massima è circoscritta al pagamento del premio, in caso contrario guadagnerò il differenziale tra il valore del prezzo di esercizio (detto in gergo strike price) ed il prezzo di mercato. Un esempio può chiarire meglio il tutto: il valore dell’indice Ftse Mib oggi è 17.500; siccome sono convinto che il mercato possa scendere nei prossimi giorni sotto 17.000 (strike price) compro un’opzione put sulla scadenza di agosto, pagando un premio che vale 450. Se alla scadenza il valore dell’indice è 16.000, avrò vinto la mia scommessa ed incasserò 550, ossia la differenza 17000 (strike price) e 16000 (valore di mercato) e  il premio pagato 450.
Diverso è il caso del Future. Esso rappresenta il contratto attraverso il quale due parti si obbligano entro una certa data a scambiarsi un’attività finanziaria. Riferendoci sempre al nostro indice principale il Ftse Mib, se ho in portafoglio diverse blue chips e mi aspetto un ribasso del mercato, ma non voglio vendere i miei titoli, posso coprire il mio portafoglio vendendo l’intero indice come copertura. Cosi’ se oggi l’indice è 17.500 e supponendo che tra qualche giorno scenda a 16.000, vendendo il future oggi e ricomprandolo al verificarsi dell’evento, incasserò 7.500 euro (1500 x 5 che è il moltiplicatore fisso). A differenza del caso precedente dell’opzione, qualora la mia previsione si riveli errata, la perdita è potenzialmente illimitata nell’importo, per cui bisogna prestare la massima attenzione.
L’ultimo esempio che prendiamo in considerazione ai fini di strategie ribassiste è legato all’utilizzo di Etf Short. L’offerta di questa tipologia di strumenti è ormai molto varia e comprende sia i principali indici azionari internazionali che singoli settori (ad esempio banche, salute, Oil & Gas, utilities).
Chi compra un ETF  Short si troverà possessore di un titolo che si muove in direzione opposta rispetto all’indice sottostante. Anche in questo caso facciamo un esempio. Se un ipotetico investitore avesse scommesso sul ribasso dell’indice Stoxx 600 delle banche comprando il 18 di febbraio di quest’anno 100 quote dell’analogo Etf, avrebbe pagato 2700 euro. Oggi le stesse 100 quote varrebbero 3500 euro con un rialzo in pochi mesi del 29% a fronte del tonfo dell’indice bancario. Esistono quindi strumenti che, se ben gestiti, permettono di guadagnare anche in condizione di mercato negative come negli ultimi tempi.
Riteniamo tuttavia del tutto sconsigliabile l’utilizzo “fai da te” senza un minimo di conoscenza e cultura finanziaria. Dall’altro lato è anche bene precisare che tutti questi strumenti non vengono quasi mai proposti nè dalle banche, nè dai promotori finanziari, in quanto ritenuti poco strategici e molto meno remunerativi (per loro) rispetto ai fondi comuni, alle obbligazioni della casa o alle Polizze Unit e Index Linked.

Fabrizio Taccuso – Studio Andreoli & Taccuso – Mantova
fabrizio.taccuso@alice.it

Attenzione alle emissioni di Obbligazioni Subordinate

Uno dei maggiori conflitti d’interesse nel mondo bancario, si esplica attraverso il collocamento  allo sportello da parte delle banche delle proprie obbligazioni.  Sfruttando il legame con il cliente e soprattutto l’asimmetria informativa esistente tra chi propone il prodotto ed il risparmiatore, le banche tendono a rifilare i loro titoli, finanziandosi a tassi inferiori rispetto a quelli che pagherebbero andando direttamente sul mercato.

Questo fenomeno negli ultimi tempi si è accentuato  attraverso il collocamento di obbligazioni cosiddette subordinate. Esse rappresentano quei titoli che in casi di inadempienza di pagamento da parte della società emittente, verranno rimborsate solo dopo che sono stati soddisfatti i creditori ordinari e privilegiati. Sono quindi titoli che presentano un rischio più elevato rispetto alle obbligazioni senior. Nella mia esperienza di consulente indipendente ho avuto modo di verificare che raramente questo aspetto viene adeguatamente evidenziato al cliente che, quasi sempre,  le sottoscrive semplicemente perché rendono di più rispetto alle normali obbligazioni senior di pari durata finanziaria.

La caratteristica essenziale degli strumenti subordinati è che essi vengono considerati dalle banche che li emettono non come tradizionali debiti, ma come una forma di capitale azionario, cosa che permette agli istituti di credito di aumentare i propri volumi di attività. Infatti, le banche centrali esigono che si rispetti un preciso bilanciamento tra rischi assunti (prestiti, investimenti, etc.) e mezzi propri (azioni+obbligazioni subordinate).

La famiglia dei subordinati è numerosa e si distingue per tipologie, grado di rischio e redditività (a rischio maggiore corrisponde una remunerazione maggiore).

I nomi che vengono usati per definire i singoli strumenti sono di derivazione inglese e comuni a tutte le istituzioni creditizie europee e dei principali paesi occidentali: Tier 3, Lover Tier 2, Upper Tier 2, Tier 1.

Tier 3

E’ la forma più recente e rara di obbligazioni subordinate. La scadenza è breve (2-4 anni), la remunerazione di solito in linea con il Lower Tier 2 (che però ha sempre una scadenza superiore). Il pagamento del capitale e delle cedole può essere sospeso (non cancellato), su disposizione della Banca Centrale, in caso di indebolimento eccessivo della solidità dell’istituto;  in tale situazione gli interessi diventano cumulativi. L’emittente non può utilizzare questi titoli per far fronte alle perdite e ripristinare il capitale necessario alla prosecuzione dell’attività . In caso di liquidazione, il livello di subordinazione è lo stesso delle Lower Tier II. La tassazione è quella ordinaria delle obbligazioni (imposta sostitutiva del 12,5%).

Lower Tier 2

La scadenza è usualmente di 10 anni, ma l’emittente può (e deve) rimborsare alla pari al quinto anno. Se la banca non utilizza l’opzione di rimborso anticipato al quinto anno, non solo la cedola viene aumentata in modo consistente, ma l’emittente viene anche penalizzato dalla Banca Centrale. Le cedole, variabili o fisse, vengono sempre pagate alla data prefissata; sono bloccate solo in caso di una vera e propria insolvenza. Il capitale non subisce decurtazioni, se non in caso di liquidazione della banca. Si tratta del meno complicato e rischioso dei subordinati, ma, proprio per questo, molto soggetto ad essere venduto come una normale obbligazione “senior” da parte di “venditori” non trasparenti. In caso di liquidazione dell’emittente, questo strumento viene preferito ai Tier 1 e Upper Tier 2, trovandosi allo stesso livello dei Tier 3. Il rendimento di mercato per nuove emissioni è pari al tasso IRS/Euribor a 10 anni maggiorato di un margine compreso tra 0,40 e 1,10%, in dipendenza della qualità dell’emittente. La tassazione è quella ordinaria delle obbligazioni (imposta sostitutiva del 12,5%).

Upper Tier 2

Meno rischioso del Tier 1, ha una scadenza di 10 anni o superiore. In caso l’emittente chiuda l’esercizio in perdita, le cedole non vengono cancellate, ma solo sospese e pagate, tutte insieme, nel primo anno che si chiuda in utile. Di solito non è prevista alcuna remunerazione o capitalizzazione per le cedole eventualmente pagate in ritardo. Il nominale può essere diminuito, in casi straordinari e più limitati che nel caso del Tier 1.
In caso di liquidazione vengono privilegiati i portatori di Lower Tier 2 e Tier 3. Dal punto di vista fiscale, il titolo è, da alcuni, assimilato al Tier 1 (ritenuta del 27% sulle cedole), mentre altri lo considerano una normale obbligazione (imposta: 12,50%)

Tier 1

Si tratta della tipologia più rischiosa, da assimilare ad un’azione di risparmio con dividendo/cedola definito a priori. Non ha scadenza, ma l’emittente ha la possibilità di rimborsare il titolo (opzione call) di solito al decimo anno (con l’assenso della Banca Centrale) e, se non lo fa, la cedola cresce, rendendo più onerosa questa via di finanziamento. La cedola è fissa o variabile fino alla call, mentre è sempre variabile successivamente. Qualora la banca non paghi dividendo agli azionisti, la cedola viene cancellata e persa. Qualora vengano realizzate perdite che mettono in pericolo la solidità della banca, il capitale  nominale viene decurtato, pro-quota, di queste perdite. In caso di liquidazione, vengono privilegiati i portatori di Tier 2 (Lower e Upper) e Tier3. A causa della natura “ibrida” di questo titolo, che si colloca tra un’azione ed un’obbligazione, la maggioranza delle banche italiane lo considera, dal punto di vista fiscale, un titolo atipico con cedole soggette ad una ritenuta del 27% (invece del solito 12,50% ).

Come dimostrato anche da una recente indagine Consob, non è consigliabile acquistare le obbligazioni offerte dalla banche  allo sportello,  in quanto  queste presentano in genere rendimenti inferiori a quelli dei Titoli di Stato. All’atto del collocamento al pubblico (mercato primario), infatti,  il prezzo delle obbligazioni viene “caricato” di commissioni di collocamento ed altri oneri impliciti che spesso incidono dai 2 ai 5 punti percentuali sul prezzo d’acquisto e vanno a beneficio della banca o del promotore che piazza il titolo.

Molto spesso basta attendere la quotazione sul mercato dei titoli (mercato secondario) per risparmiare tali costi; quasi sempre infatti  in questa fase molte obbligazioni bancarie vengono quotate a prezzi inferiori al prezzo di acquisto: il mercato non riconosce infatti il sovrapprezzo che l’acquirente ha pagato alla sua banca in fase di collocamento.

Purtroppo pochissimi risparmiatori leggono i prospetti informativi nei quali vengono evidenziati i costi e il confronto con Titoli di Stato di pari scadenza; allo stesso tempo le banche non hanno nessun interesse a consigliare gli stessi titoli quando già sono quotati sul mercato, in quanto non  permettono più di lucrare le remunerative commissioni applicate in fase di emissione.

Last but non least, è sempre bene evitare emissioni obbligazionarie non quotate su mercati regolamentati. In questi casi la negoziazione avviene su piattaforme in cui la banca opera in contropartita diretta e fa da market maker, a scapito della trasparenza dei prezzi. Lo smobilizzo dei titoli  prima della scadenza risulta sempre molto penalizzante per il cliente.

Fabrizio Taccuso – Studio Andreoli & Taccuso –  mantovafinanza.blogspot.com

fabrizio.taccuso@alice.it

Obbligazione Casaforte, l’ennesimo “pacco” per i risparmiatori.

Collocata attraverso una scatola vuota creata ad hoc, l’obbligazione Casaforte (cod. Isin IT0004644636) rappresenta una dei tanti strumenti finanziari che le banche collocano sul mercato facendo leva sulla ignoranza finanziaria dei risparmiatori.  A fine 2010 il Monte Paschi di Siena era una delle banche che più avrebbe fatto fatica a rispettare i parametri previsti da Basilea 3; ecco allora che per far quadrare il bilancio ed evitare, almeno temporaneamente, un oneroso aumento di capitale,  ha ceduto buona parte del patrimonio immobiliare ad una società (Perimetro gestione proprietà immobiliari scpa)  riconducibile al Mps stesso.  La necessità di fare cassa in tempi a brevi ha spinto alla creazione della società Casaforte Srl che possiede i crediti che  Mps vanta nei confronti della suddetta Perimetro gestione proprietà immobiliari scpa. A questo punto ecco l’operazione di ingegneria finanziaria, assimilabile a ciò che in America ha originato l’ultima crisi finanziaria: i crediti di Mps sono stati cartolarizzati, cioè impachettati, attraverso la creazione di un bond che è stato rifilato agli ignari risparmiatori clienti del Mps. Veniamo alle caratteristiche del bond in questione: innanzitutto è doveroso sottolineare che l’emittente dell’obbligazione è Casaforte Srl, quindi se non vengono pagate le cedole, o non viene rimborsato il capitale, Mps non va in default. L’obbligazione è stata emessa in tagli da 1.000 euro  e pagherà  quattro cedole semestrali del 3% lordo e, successivamente cedole semestrali indicizzate all’Euribor a 6 mesi + 1,05% lordo. E’ da evidenziare che nel prospetto informativo di ben 332 pagine, che nessun risparmiatore leggerà mai, lo stesso emittente definisce congruo uno spread  del 1,755%, quindi ben superiore a quello praticato effettivamente.  Si tratta di obbligazioni a lungo termine, senza garanzia esplicita di Mps, la cui scadenza attesa è prevista per il 31 dicembre 2030, anche se il termine potrebbe però slittare anche oltre, in quanto il rimborso dipende dal pagamento puntuale dei crediti.    Altro aspetto importante da considerare è che Mps non ha previsto la quotazione dell’obbligazione su un mercato ufficiale, per cui i risparmiatori che durante questo lungo periodo avessero la necessità di smobilizzare l’investimento non lo faranno su regolari mercati finanziari, ma in contropartita diretta con una banca del gruppo Mps e con un ulteriore costo aggiuntivo del 2,55% a loro carico.  A titolo semplificativo il prezzo che segnava l’obbligazione venerdi’ 8 Aprile oscillava tra 90 e 92 centesimi, quindi già molto inferiore al valore di emissione di soli pochi mesi fa. La cosa quanto meno buffa è che nel  prospetto informativo lo stesso emittente stima che il bond sia illiquido e rischioso e nell’89% dei casi renderà quanto un titolo liquido e privo di rischio!!! A questo punto c’è da chiedersi perchè i clienti di Mps abbiano sottoscritto un’obbligazione che rende, se va bene, quanto un titolo di stato di pari scadenza senza averne la stessa liquidità e la stessa  sicurezza. Eppure agli sportelli l’obbligazione Casaforte è stata collocata in pochissimi giorni e spesso agli stessi risparmiatori che sono anche azionisti Mps e che dai massimi 2007 hanno visto perdere il 75% del valore delle loro azioni. E che dire poi delle altre perle finanziarie vendute agli stessi sportelli in questi anni come il  My Way, il For You o le polizze index legate a Lehman o alle Banche Islandesi?

Fabrizio Taccuso – Studio Andreoli & Taccuso –  mantovafinanza.blogspot.com

fabrizio.taccuso@alice.it

Iscriviti

Ricevi al tuo indirizzo email tutti i nuovi post del sito.

Unisciti agli altri 54 follower